Visualizzazione post con etichetta ischia di castro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ischia di castro. Mostra tutti i post

venerdì 28 luglio 2017

Oreste il cane di San Rocco.

Si chiamava Oreste ed era un bastardino bianco: quando San Rocco, colpito dalla peste, decise di attendere la fine in un bosco, rimase accanto a lui, lo dissetò e gli portò un po' di pane; poi mori con lui. Era il 16 Agosto 1331.
Oreste e' sempre presente nelle statue e nei quadri che rappresentano S.Rocco, come ad Ischia di Castro nella chiesa dedicata al Santo  o a Latera in una  chiesetta di campagna . Storie di paese raccontano anche di contadini e minatori, che tornando la sera dal lavoro vedevano il cane Oreste gironzolare intorno alla chiesa. Verita', stanchezza o qualche bicchiere di buon vino?

la statua di S. Rocco ad Ischia di Castro

Oreste porge il pane

affresco nella chiesa di S.Rocco a Latera

Oreste



giovedì 26 giugno 2014

La terra ai "povaretti". Di Carlo Nanni.

Negli anni immediatamente seguenti alla fine della seconda guerra mondiale, per la maggior parte degli ischiani di parte "povaretta" si raggiunse il possesso di quella terra per cui i loro padri avevano tanto lottato inutilmente.
Terminata la guerra ci fù un'ultima invasione delle terre : "Nel quarantacinque, dopo la guerra d'adesso, ce fù l'invasione....E' durata dù anne. Il primm'anno c'rea proprio l'articolo del governo che se doveva 'nvade le terre 'ncolte ; doppo, 'l secondo anno, se fermorono; già misero su la legge che nun se poteva più 'nvade. Se gnuno annava al sù proprio posto, bene, se nò...vinnero condannate! ".
Sorsero varie cooperative : quella detta "Castrense" nel 1947; la sezione locale della cooperativa "Reduci e Combattenti"; i bifolchi riuniti nella "Girasole"; la Cooperativa "La Spiga".

impianto dei poderi dell'Ente Maremma
foto archivioluce.com
Finalmente, con la legge stralcio del 1951 per la riforma fondiaria, l'Ente Maremma, espropriati i due latifondi che ancora rimanevano integri ( Pianetto e Selvicciola , di proprietà Bocci e Torlonia ), li distribuì tra i nullatenenti o meno abbienti in successive lottizzazioni tra il 1952 e il 1958, dotando ciascun assegnatario di casa colonica, di attrezzature e bestiame agricolo per avviare la conduzione in proprio delle aziende.

assegnazione delle terre
Queste acquisizioni di terre assegnate o comprate con sussidio statale non furono senza strascichi e dissidi interni. Molti si credettero ingiustamente esclusi, altri avevano paura che non si facesse nulla o che non venisssero ammessi a partecipare all'assegnazione. Soprattutto i piccoli bifolchi liberi, che con stenti erano riusciti o da soli o in cooperativa a farsi il loro appezzamento di terreno, comperandolo di ntasca propria da privati, si credettero giocati dalla sorte e trattati ingiustamente dal governo perchè esclusi.

famiglia assegnataria di un casale
Indubbiamente, anche se le cooperative non resistettero a lungo, il grande latifondo e il suo sistema dominativo finì e pressochè tutti gli ischiani ebbero al loro proprietà, potendo finalmene essere imprenditoi liberi della loro sussistenza economica. A coronamento di ciò, nel 1954, veniva costituito il Consorzio Agrario Provinciale.

martedì 24 giugno 2014

George Dennis e le prime ricerche erudite.

George Dennis fu un diplomatico ed esploratore britannico, noto soprattutto per le sue importanti scoperte archeologiche nel territorio dell'Etruria.

George Dennis.

Egli fù un viaggiatore,  appassionato della topografia e dell'archeologia, tra i primi a percorrere il territorio della maremma castrense già durante i suoi viaggi negli anni 1842-1847. Quando arrivò ad Ischia di Castro, ne riconobbe le origini etrusche dalle numerose tombe che vide sui costoni circostanti, anche se tutte riutilizzate e trasformate. Scrisse un trattato  nel quale,  scrisse  delle precedenti ricerche compiute anni prima da Campanari di Tuscania, di alcune interessanti  emergenze come quella di Piansano oltre ad   annotazioni e testimonianze della vita di tutti i giorni negli allora minuscoli paesi di Ischia di Castro e di Farnese. 


Ischia di Castro (VT)


Farnese (VT)

Incuriosito dai racconti della gente del luogo visitò le rovine di Castro, lasciandone  poi una descrizione romantica ed allo stesso tempo orrifica : ".... uno dei (luoghi) più lugubri che ricordo in Etruria " ; e "....in nessuna località il passato oscura lo spirito con più profondo terrore ". Sulla base del nome e della teoria di Cluverio, ritenne che Castro fosse un sito di origine romana e formulò, comunque con riserva, la teoria che si trattasse dell'antica Statonia. 


rovine di Castro (VT)

Riguardo a Valentano, data l'assenza di tracce antiche  , confutò la teoria di I. Canina,  allora in voga,  che si trattasse del Fanum Volumnae , mentre,  dirigendosi verso Pitigliano, vide il Lago di Mezzano che identificò con il Lacus Statoniensis.

domenica 15 giugno 2014

Periodo eneolitico. La cultura di Rinaldone.

Nel 1903, fra Viterbo e Montefiascone, furono scoperte delle tombe con caratteristiche singolari, estranee al resto delle scoperte fino ad allora eseguite in quel territorio. Questi nuovi ritrovamenti nell'ambito del periodo preistorico verranno denominate Cultura di Rinaldone  dal nome della località .
In base a successive ricerche si stabilì che le popolazioni rinaldoniane furono attive nella fase finale del Eneolitico agli inizi dell'Eta' del Bronzo specialmente nella Valle del fiume Fiora, zona di grande rilevanza preistorica e protostorica al confine fra Toscana e Lazio. Le località rinaldoniane più conosciute ed indagate del comune di Ischia di Castro sono Fosso delle Fontanelle, Arsa, Ponte San Pietro, Ortaccia, Chiusa di Ermini e Volparo.
Probabilmente originari dell' Anatolia, i rinaldoniani sono, in base ai ritrovamenti di armi piuttosto elaborate in pietra e rame, accreditati di un'indole guerriera. 

asce a martello
Museo Civico di Ischia di Castro
punte di frecce
Museo Civico di Ischia di Castro
Si suppone che praticassero una importante attività estrattiva e metallurgica, sfruttando le ricchezze minerarie del Monte Amiata, del Mancianese e dei Monti di Castro.
In base ai ritrovamenti a fine impasto  brunastro e nero, si ritiene che dovessero avere una tecnica accurata ed un buon gusto.

vaso a fiasco
Museo Civico di Ischia di Castro

vaso a fiasco
Museo Civico di Ischia di asgtro
 Per quanto riguarda gli ornamenti, i rinaldoniani facevano largo uso di collane fatte con denti di volpe, di cane, di pietre diverse e di perline di antimonio. Una delle loro caratteristiche etnicamente distintive era la sepoltura dei defunti in posizione fetale dentro piccole tombe a forno in cui venivano deposti anche gli oggetti del corredo. Le genti del Rinaldone inoltre, scarnificavano e coloravano gli scheletri dei loro morti con ocra rossa e spesso mettevano una grande pietra sul petto dei cadaveri. La pratica sacrale più feroce era tuttavia quella del l'uccisione della vedova che veniva seppellita accanto al marito, come venne scoperto in una tomba presso il Ponte San Pietro, dove accanto ad un guerriero venne rinvenuti lo scheletro di una giovane donna con il cranio fracassato da un colpo d'ascia.

tomba della vedova
Museo Etnico Pigorini di Roma
Organizzati in nuclei sociali di venti, trenta persone governati da un capo o patriarca, i Rinaldoniani dediti alla caccia, alla pastorizia ed in misura minore  all'agricoltura, abbandonavano i territori occupati allorché le risorse naturali si esaurivano.
Fra i vari clan doveva sussistere una continua conflittualità che molto probabilmente portò a lungo andare all'annientamento culturale e fisici dei Rinaldoniani.

venerdì 13 giugno 2014

Necropoli etrusche di Castro. Tomba dei Bronzi . Brano tratto da "Itinerario storico" di Anna Laura.#2

Viene così denominata per la concentrazione del materiale bronzeo che vi venne rinvenuto, malgrado fosse stata già depredata in passato. 
Uno stretto e lungo dromos immette in un vestibolo a cielo aperto sul quale si aprono quattro camere. La tomba era destinata ad ospitare un nucleo familiare di ceto elevato. La camera centrale era assegnata probabilmente al capostipite; il corredo contenuto, bronzi, vasellame da banchetto in bucchero, denota la presenza di officine vulcenti e di importazioni da area greco-orientale.




 Il modello decorativo vulcente, contaminato da influssi artistici greco-orientali, è presente anche all'esterno della tomba dove, all'ingresso del dromos, si rinvenne una serie di statue zoomorfe a tutto tondo, realizzate in nefro.

Leone alato
Le statue di animali, datate ai primi decenni del VI secolo, con funzioni di guardiani e custodi della tomba, in forme maggiori, decoravano i grandi spazi pubblici. Nella Tomba dei Bronzi vengono rappresentati differenti animali, realizzati in proporzioni diverse, con le teste rivolte a visione laterale o frontale, forse per dare movimento all'insieme.

Il cavallo.
Sono presenti leoni ruggenti, cavalli alati, arieti, una sfinge aptera con le mani impegnate a trattenere le trecce della capigliatura.

Sfinge che stringe i capelli.

E' presente un leone alato, con le ali realizzate in un motivo a scala tipico nei modelli assiri  e mediato agli etruschi attraverso i greci, così come di derivazione greca viene resa la criniera del cavallo scandita da lunghi ciuffi.La sfinge e l'ariete richiamano nell'insieme motivi ionici.
Ariete 
Alcuni animali possiedono le ali, caratteristica dell'essere divinizzato, del mezzo per lasciare il mondo terreno.
Il leone è l'animale che esprime potenza, la sfinge, animale fantastico, esprime l'ineluttabile, l'insondabile. Anche lui è un animale solare, guardiano dei due orizzonti. Il cavallo simboleggia il mondo ctonio; tradizionalmente è l'animale che trasporta il defunto in un aldilà sublimato. Infine l'ariete, simbolo di forza, fecondità e rinascita.

Sfinge a guardia del sepolcro
All'esterno della tomba, fra i frammenti delle statue, era presente un cippo di forma troncoconica a colonna, ancora parzialmente integro alto ml.2,50. Poco distante dall'area, si rinvenne una  struttura circolare di circa 5 m. di diametro, recante quattro incassi, riferibile ad un'area culturale, collegabile alla tomba, dove i quattro cippi obelisco erano disposti sulla platea circolare.
Le fotografie sono state scattate nel Museo Civico Archeologico " Pietro e Turiddo Lotti" di Ischia di Castro (VT).

mercoledì 11 giugno 2014

La società ischiana nel XVII secolo. Brano tratto da " Ischia di Castro. Il vecchio e il nuovo " di Carlo Nanni.

Benedetto Zucchi, cittadino di Castro e in tempi diversi podestà in più luoghi del ducato, fece per conto del Duca Odoardo Farnese ( succeduto a Ranuccio I nel 1622 e duca fino al 1646 ) un'ampia "informazione   e cronaca della città di Castro e di tutto lo Stato, terra per terra  e castello per castello, della qualità dei luoghi, costumi, persone e ricchezze".

Il centro storico di Ischia di Castro
Per quanto riguarda la popolazione di Ischia egli afferma che :
" Anno poi un lor parlare sproporzionato con certi loro accenti differenti a tutti gli altri luoghi dello Stato, che recano agli uditori stupore e riso, senza poco meravigliarsi, essendo loro usanza, e di quella natura assuefatti".
" Sono tanto gli uomini, quanto le donne audaci assai nel parlare e liberi di lingua, ed in specie le donne, che sempre vorrebbero cantare e ballare, e con il loro solito fare antico vorrebbero sempre sentir suonare e far l'amore e stare allegramente colla loro parlata libera, dando del "tu" a tutti, e parlando con V.A. gli faranno il simile senza rispetto alcuno, perchè essendo quell'usanza, non apporta ammirazione. Inoltre, come si sente, mai nel ballare si stancano, stando con quel desiderio, che gli innamorati, che ballano con loro nel fine gli facciano dono o di maniche, o di calze, o di pianelle, o di qualunque altra cosa, e tutto il giorno incirca nella loro Festa principale stanno all'ubbidienza di chi con loro balla, e soggette talmente, che è una cosa da non credereper ottenere quel palio, e chi lo riceve maggiore, più se ne tiene".
"Tornando poi all'amore, vogliono farlo senza ritegno liberamente, e parlarci insieme all'usanza di Lombardia".
"Vi è un bellissimo sangue di Donne, quali per la loro liberalità cascano spesso in errori, ma poi maritate che sono, mutano natura e costumi; quanto al vestire portano le vesti avanti e aperte, ed il petto scoperto".
" Litigano assai tra loro, e per un grosso ( moneta d'argento di medio valore ) muovono lite, e si accusano per ogni piccola cosa facilmente".
" Sono alquanto amorevoli con i forastieri , e chi vi pratica vi prende moglie".

Io, arrivato da pochi anni ad Ischia, ne  ho sempre avvertito  una notevole diversità rispetto ad altri paesi anche molto vicini. Questa relazione che Benedetto Zucchi fece al duca Farnese nel XVII secolo aiuta a capire un popolo meglio di tante analisi sociologiche attuali.

lunedì 9 giugno 2014

Le necropoli etrusche di Castro (VT). Brano tratto da " Itinerario storico" di Anna Laura. #1

Castro, posta su un'altura tufacea tra Vulci e la Selva del Lamone, era strategica per la difesa ed il controllo delle vie che mettevano in comunicazione la città etrusca con il settentrione. Vie cave di dimensioni più o meno importanti, collegavano inoltre Castro con Vulci ed il meridione.
Castro, come Vulci, vive il suo momento di massimo splendore tra il VII ed il VI secolo , seguito da una decadenza nel V secolo ed una parziale ripresa nel IV secolo. 
Nel corso del secolo VIII; l'aristocrazia vulcente si espande verso le campagne proponendo i modelli insediativi della città costiera.
Il modello abitativo di Castro rientra in tale classificazione : costruzione su pianori naturali  serviti da vicini corsi d'acqua che scorrono in profonde vallate , con necropoli che circondano l'abitato.
A lungo erroneamente identificata con Statonia, rivela per la presenza dei ricchi corredi funerari e la monumentalità architettonica di alcuni sepolcri, l'importanza del centro e la presenza di una classe aristocratica in grado di mostrare i segni del suo potere. 

ingresso della tomba della biga
foto by canino.info
Una prima ricognizione dell'area delle necropoli venne effettuata da Rittatore. I ricercatori rivelarono la presenza di una vasta necropoli che divisero in tre gruppi principali. L'area più importante per la concentrazione e la tipologia delle tombe è quella più vicina all'antico oppidum in località Poggi di Castro, le altre due si trovano nelle colline oltre il Fosso delle Monache.

Museo di Ischia di Casrtro 
La tipologia architettonica mostra tombe a camera semplice  con un lungo corridoio di accesso ( dromos ), vestibolo del tipo vulcente a cielo aperto, a volte anche con tre ingressi e più ambienti. 

leone alato
( Museo di Ischia di Casrtro )
Lungo la collina, sui terrazzamenti, oltre alle tombe a camera, sono presenti le tombe a cassone vulcente, fosse di forma troncopiramidale accessibili da un'apertura rettangolare posta sul soffitto e chiusa da pietre.


L'eremo di Ripatonna Cicognina nel Comune di Ischia di Castro (VT).

Gli eremi sono alcuni  tra i monumenti più importanti e suggestivi presenti nella Maremma Castrense ed in particolare nel territorio del Comune di Ischia di Castro. Eremiti ed anacoreti nel medioevo, lungo il corso del Fiume Fiora e dei suoi affluenti, occuparono, ristrutturarono e trasformarono alcune tombe etrusche abbandonate in romitori, secondo originali e particolari modelli di architettura sacra e rupestre.

il fiume Olpeta


l'eremo di Ripatonna Cicognina
L'eremo di Ripatonna Cicognina si trova,  a mezza costa,  su una parete tufacea che si affaccia sul fiume Olpeta, a poche centinaia di metri dal punto in cui questo  confluisce nel Fiora. Il nome dell'eremo sembra che derivi dalla forma "tonna" dei versanti "ripe" o forse dalla presenza di nidi di cicogne.
Alla base dell'eremo, nascosta tra la vegetazione si notano i resti di una fonte sorgiva. Un ripido sentiero porta  agli ingressi dei numerosi locali dell'eremo,  tra i quali quello centrale è una chiesa con tracce ancora visibili di affreschi risalenti probabilmente al XV secolo.



 Adiecenti alla chiesa si trovano altri locali utilizzati pere attività connesse al culto e lavorative. Le camere nelle quali si possono notare scalinate e   tracce di antichi soppalchi ormai spariti, sono arredate con nicchie ed armadi a muro.




Su un muro è incisa la data "1614" il che, unitamente a documentio d'archivio porta a pensare che l'eremo fù in uso fino al XVII secolo.
La seconda parte dell'insediamento è quella destinata all'abitazione del monaco che guidava la comunita, oltre ada altri vani destinati a depositi e magazzini.  

sabato 7 giugno 2014

Ischia di Castro. Il paese nel tempo. Maura Lotti.

Una delle prime visioni del paese è quella che dava Tommaso Fiore nel 1648. Dal suo acquerello si nota solamente la struttura muraria e difensiva di Ischia. Le prime mura castellane della Rocca Farnese furono erette in epoca ottoniana, mentre quelle sul lato sud della rupe si fanno risalire al XII/XIII secolo, e quelle a settentrione agli inizi del XV. 

Mappa redatta da Tommaso Fiore
Si entrava nel borgo medievale passando attraverso il ponte levatoio, di cui oggi rimangono segni all'Arco dell'Orologio. Quest'accesso si è chiamato Porta di Sopra, Porta della Terra, Porta del Ponte. Altre entrate minori erano disseminate ai bordi dello sperone tufaceo, rappresentate da scalinate spicconate nella roccia che portavano ai campi di Sotto le Mura e del Piano: i nomi noti sono Porta di Sotto e Porta della Scalata.
scalinate scolpite nel tufo

costone tufaceo
 Altre due serie di gradini stanno ad indicare la presenza di altrettanti accessi andati perduti. Tutte erano sorvegliate da guardiole, alcune delle quali ancora riconoscibili. L'odierna piazza antistante la Rocca non esisteva; vi era un fossato scavato alla base del castello che tagliava la rupe da nord a sud. Il castello primitivo, non ancora toccato dalla mano del Sangallo, appariva una tozza costruzione, la cui attuale Torre dell'Orologio, all'epoca dalla facciata rettangolare, ne era la difesa più alta, nonché il punto di congiunzione di tutto l'impianto murario attraverso una rampa ascendente da sud. La forra del fossato fu anche la cava del materiale usato per le costruzioni di Ischia medievale. Queste hanno necessariamente seguito l'altimetria della rupe, andando a segnare l'assetto viario del Di Dentro, spartito in senso latitudinale dall'antica Via Principale della Terra, che partiva dal ponte levatoio e terminava sul dirupo di Via Caro. Assetto che per la conformazione isoipsica non ha subito alterazioni nel tempo.
Chiesa primitiva
 La via principale, invece si; a partire dalle due chiesette scomparse che si affacciavano su Piazza Stendardi, Sant'Antonio Abate e quella del complesso scolastico ottocentesco, alle prigioni della Rocca; dall'allora solitario Palazzo Castiglione all'originale chiesa di Sant'Ermete Martire che era orientata est-ovest, con ingresso sull'Arco de le Morte tramite una scalinata rastremata, con la sua torre campanaria su Via Carlo Emanuele. Nessuna costruzione sul lato nord di Via Caro fino al palazzo di Sebastiano Gandolfi, funzionario e poeta alla corte dei Farnese. Alla metà del XVII secolo l'aspetto della chiesa matrice cominciò ad assomigliare a quello attuale.

progetto per la piazza
Agli inizi del 1700 il paese subì un'ampliamento dovuto principalmente a spinte sociale di carattere borghese. Grazie alla possibilità di “fare chiusa” ed a vaste subenfiteusi, i ricchi possidenti terrieri locali adottarono una nuova tipologia abitativa. Lasciarono le vecchie costruzioni medievali del Di Dentro ed edificarono nuovi palazzi sul colle antistante la rupe, in base all'estetica in vigore all'epoca ed alle esigenze del proprio mestiere. Edifici a due o tre piani, il cui pianoterra era adibito a magazzino, stalla o contenente locali per botteghe. Ecco così delinearsi l'andamento dell'odierna Via Canova e del rione Buca dell'Oca.

Buca dell'Oca
 Qui in particolare si osserva come le costruzioni delle abitazioni del ceto medio settecentesco si siano andate ad inserire negli spazi urbanistici tra i grandi caseggiati delle famiglie più benestanti del paese, creando quel groviglio di viuzze che è oggi la Buca dell'Oca, allora la zona residenziale più in voga di Ischia. Con il delinearsi di un nuovo quartiere, quasi un altro paese, sorgeva l'esigenza di unificare stabilmente le due realtà. Con le nuove tecnologie belliche, l'antico fossato sembrava aver perso il suo senso d'esistenza, per cui nei primi anni del '700 si costruirono archi alla sua base ed il vuoto fu riempito con materiale di sterro. La rupe perdeva anche la sua funzione di cava, in quanto il tufo necessario alle nuove costruzioni proveniva da altre a monte del paese, più lontane ma in discesa, senza la scomodità di dover portare in quota i blocchi. Vennero così creati gli attuali Largo Romolo Rossi e Piazza Regina Margherita. Qui venne edificata una fontana di forma esagonale, che andò in rovina dopo pochi decenni, e costruito Palazzo Baldeschi sul materiale di riempimento. Le arcate sotto quest'edificio si possono osservare ancora oggi dal Poggio sopra il Piano.
Con l'Unità d'Italia Ischia uscì dal Medioevo urbanistico in cui secoli di incuria di governo pontificio l'avevano lasciata e dovette adeguarsi ai canoni imposti dal Regno. Un ingente finanziamento arrivò alla comunità a ridosso dell'annessione per il miglioramento infrastrutturale del paese: la pavimentazione di strade con sampietrini e le piazze con pietra silicea tagliata rettangolarmente, il mattatoio ed il lavatoio, il cimitero comunale e la strada per Farnese. Ma ciò che incise maggiormente sulla vita della popolazione fu la rete fognaria, l'acquedotto e l'impianto idrico. Per la prima volta l'acqua era accessibile in ogni parte del paese. I ruderi della vecchia fontana esagonale vennero rimossi, e sul muraglione frangitramontana eretto sul lato nord di Largo Romolo Rossi ve ne fu posta una nuova, attorniata da alberature. Ogni via aveva una propria fontanella e le donne ischiane non dovevano più recarsi fuori dall'abitato con il quartarone in testa fino al fontanile di Fontimonno, sotto Poggio Bricco, o a quello del Pisciarello, Sotto le Mura.

Catasto Gregoriano - mappa ottocentesca
Fino alla metà del Novecento il paese rimase pressapoco invariato da quello raffigurato sulla mappa ottocentesca del Catasto Gregoriano. Gli anni del Boom segnarono un'altra svolta urbanistica nell'esigenza di abitazioni più confortevoli e moderne, che seguissero il gusto architettonico del tempo. La vecchia Chiusa Egisti-Pellei fu il luogo scelto per il nuovo piano regolatore, fino agli anni '70, quando Poggio Bricco fu raggiunto dalle case. La maggiorparte di queste non fu più realizzata con blocchetti  del tufo giallo /grigio impiegato in epoche precedenti, ma di una variante leggermente rosata proveniente dalla cava del Prataccio. Un paese in movimento, spinto dal benessere e dalla modernità sempre più lontano dalle proprie mura castellane, che però  hanno sempre continuato a rappresentare il cuore, il Di Dentro, di Ischia e degli ischiani.

martedì 20 maggio 2014

Antonio Maria Panico pittore alla corte dei Farnese.

Antonio Maria Panico nacque a Bologna intorno al 1560 e morì nel 1621. Di formazione emiliana, virò da posizioni tardo-manieriste verso attitudini classiciste di ispirazione carracesca. Dopo un apprendistato a Bologna e Parma  entrò verso la fine del cinquecento nella committenza del Cardinal Ferrante Farnese. Si trasferì poi a Roma  dove, durante i lavori nel camerino di Palazzo Farnese al seguito del pittore Annibale Carracci, venne notato da Mario Farnese. Iniziò dunque ad operare nel ducato , dove espresse il momento centrale della sua produzione artistica, in particolare nel comune di Farnese, con la decorazione ad affresco di numerose chiese e l'esecuzione di alcune tele di soggetto religioso.

S.Sebastiano
chiesa del S.S. Salvatore a Farnese
Ascrivibili a questo periodo sono le opere dipinte a Farnese nella chiesa di S. Maria della Caravella, la decorazione ad affresco dell'altare del Rosario nella Parrocchia del Salvatore , la decorazione di S.Rocco ad Ischia di Castro e dell'altare di S. Sebastiano nella chiesa della Madonna della Cava a Latera. Su commissione del Cardinale Odoardo Farnese eseguì , per la chiesa di S. Giacomo sull'Isola Bisentina, la Crocifissione dei santi Francesco e Antonio, attualmente conservata presso la National Gallery di Dublino.

La nascita della Vergine
In alcune sue opere, come ad esempio nella Nascita della Vergine e nell'Assunzione dipinti nella chiesa rurale di Santa Maria della Caravella, l'iconografia di temi mariani tra i più consueti si arricchisce di connotazioni esoteriche derivate dalla pratica e dallo studio delle discipline alchemiche e probabilmente conseguente all'istituzione di un cenacolo esoterico di ispirazione alchemica, presso la piccola corte del duca Mario Farnese e della moglie Camilla, figlia di Isabella Pallavicini.

sabato 17 maggio 2014

Ischia di Castro (VT). La chiesetta della Trinità .

La chiesa della Trinità  si trova in fondo al centro storico. Restaurata e riportata a quelle che dovevano essere state le sue originarie forme rinascimentali, si pensa che fosse la chiesa del l'antico adiacente ospedale ora trasformato in abitazioni private.

facciata della chiesa della trinità

L' interno e' costituito da un unico ambiente con copertura a volta. Sopra l'altare  e' posta una pala settecentesca raffigurante la Madonna del Carmelo con dipinta in alto una trinità che potrebbe aver dato il nome alla chiesa. Ai lati del dipinto sono affrescati due santi fondatori dell'ordine dei Carmelitani.

Madonna del Carmelo





martedì 13 maggio 2014

Ischia di Castro. Le radici profonde ( di Carlo Nanni ) #4

Il succedersi delle dominazioni medioevali : Ischia e i Farnese.
Alla fine del secolo XI, Ischia comparve nel numero dei paesi del Patrimonio di San Pietro in Tuscia su su cui si estense la giurisdizione dei conti Aldobrandeschi per il beneplacito di Gregorio VII, insieme a Valentano, Farnese, Montalto e altri Castelli, ma si trattò di un dominio di breve durata che presto si trasformò in qualcosa di nominale.

foto by koino.wordpress.com

Dopo il 1202, mentre Siena premeva a Nord-ovest, insieme ad altri paesi della "marittima", Ischia si pose sotto la protezione di Orvieto.Nella divisione del 1274 tra il ramo degli Aldobrandeschi di Sovana e quello di Santa Fiora, Ischia fù tra quelle terre su cui i conti Aldobrandeschi non vantarono che diritti senza possesso effettivo.

papa Gregorio VII
foto by sovana.altervista.org

Si aprì così un nuovo capitolo della storia, nel quale si affermò su di essa e sui castelli vicini la signoria Farnese che ne determinò tutto lo sviluppo storico successivo. In questo periodo il castello chiudeva già al suo interno tutto il paese di Ischia. Della vita di quei tempi rimane l'episodio che si colloca nel contesto delle lotte tra le opposte fazioni , sortte durante lo scisma attorno ai papa  " romani " o all'opposto ai papa "avignonesi" per il quale in quel momento erano i Farnese.
Il 5 luglio gli ischiani si sollevarono contro i Farnese, uccisero tre componenti della famiglia e due li tennero prigionieri in un pozzo-silos.

papa Paolo III
foto by www.artinvest2000.com

Passati con Ranuccio III al servizio dei papa "romani", i Farnese, nella prima metà del '400, estesero la loro signoria su gran parte dei paesi compresi tra il Fiora, il lago di Bolsena ed il fiume Marta; ma ben presto il casato si divise in due rami : uno che aveva Latera e Farnese, lasciate da Ranuccio III al fratello Bartolomeo; l'altro, il ramo principale, illustrato dal cardinal Alessandro, poi papa Paolo III; che raccolse in poco tempo sotto di sè tutti gli altri beni della famiglia. Da quel momento in poi Ischia e Farnese, tra di loro distanti neanche 3 km, saranno divise e faranno storia a sè, con ripercussioni non solo in campo economico, ma anche in quello più largamente culturale.

lunedì 12 maggio 2014

Ischia di Castro. Le radici profonde ( di Carlo Nanni ) #3

I reperti del periodo etrusco-romano.
Prima che fossero oggetto di uno scavo regolare, molte tombe furono manomesse dai cosiddetti tombaroli, alla ricerca di improvvise fortune. Le più ricche tombe finora sono state trovate nelle adiacenze delle rovine di Castro, dove sono state individuate tre vaste necropoli.
In quella prossima al santuario del SS. Crocifisso è stata portata alla luce un'ara monumentale a dado, che ricorda nella struttura l'"Ildebranda" che si trova a Sovana.

tomba a dado adiacente a Castro
In  quella centrale, con molte tombe a camera, su quella che è stata nominata "via sacra", sono state trovate sculture di grandi animali in nefro che si trovano nel Museo comunale.

reperti alloggiati nel Museo comunale
( foto tratta dal sito del Museo )

 Nell'altra, vicino al dirupo antistante la cosiddetta  Cava , in una tomba ad apogeo, nel 1967, è stata scoperta una biga da guerra o forse da parata della seconda metà del VI sec. a.C. con le strutture in bronzo, di pregevole fattura, decorata con fregi e figure in rilievo.

la biga di Castro
( foto by canino.info)

Il Gruppo Archeologioco Romano, che opera ad Ischia da oltre 20 anni, ha portato alla luce i resti di una villa etrusco-romana-longobarda ( sec. II s.C.-VIII sec. d.C.) in località La Selvicciola. Piccoli stanziamenti etrusco-romani sono stati trovati nelle vicinanze del paese; colombari sono ancora visibili nello strapiombo della rupe su cui sorge Ischia, mentre stalle  cantine e stie sembrano derivare da tombe.

parete tufacea sulla quale sono ancora visibili i colombai

 Non sembra quindi fuori luogo pensare che nel periodo romano o in tempi successivi le popolazioni prima sparse in villaggi di aperta campagna , abbiano preferito confluire in questo luogo più sicuro e difeso naturalmente.