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domenica 16 luglio 2017

La via cava dimenticata. Castro, Ischia di Castro (VT).

Al contrario di quelle toscane, ammirate e visitate ogni anno da migliaia di turisti, la via cava di Castro, nel Comune di Ischia di Castro,  appare solitaria e abbandonata, come se il tempo si fosse fermato al 1649, anno di distruzione della capitale del Ducato della famiglia Farnese.
ingresso alla via cava ostruito da un crollo


la tagliata nel tufo vista dal basso


via cava
Eppure di motivi di interesse la povera via cava ne avrebbe. Quello che piu' mi colpisce e' l'allargamento alla base delle pareti di epoca medievale per il passaggio dei carri diretti a Castro e la pavimentazione della strada ancora perfettamente visibile.
strada pavimentata


allargamento di epoca medievale




pavimentazione

Speriamo che con la realizzazione del Parco Archeologico di Castro anche questo tesoro venga recuperato e fatto conoscere come merita.

sabato 16 maggio 2015

La Valle del Biedano nella protostoria : l'abitato di Norchia. Alessandro Mandolesi. #1

La valle del torrente Biedano costituiva, fin dalla tarda età del Bronzo, un importante itinerario imperniato sui centri d'altura di San Giuliano, Pontone, Blera e Norchia.
Questo percorso consentiva di collegare direttamente l'alto bacino del Mignone e le propaggini occidentali dei Monti Cimini con la valle del Marta, attraverso uno sviluppo che si mostrava quasi trasversale all'andamento naturale dei corsi d'acqua della Tuscia , che dai bacini lacuali di Bolsena e di Vico si dirigono verso ovest in direzione del mare.


Fra gli insediamenti cardine posti al controllo di questo tragitto, la collina di Norchia, centro di notevole interesse archeologico legato principalmente allo sviluppo dell'architettura funeraria rupestre di età ellenistica, si colloca nel tratto terminale della vallata del Biedano, prima che essa confluisca in quelle del Traponzo e del Marta.
L'abitato di Norchia insiste su un pianoro tufaceo di circa 9 ettari definito da ripidi precipizi , tranne che sul lato meridionale, dove in età storica fu realizzato, in corrispondenza di un avvallamento naturale, un ampio fossato artificiale, per delimitare e proteggere l'insidiamento etrusco. Nella parte settentrionale si distingue una piccola porzione , denominata "acropoli", che si separa dal resto del pianoro, tramite una strettoia, presso cui fu edificato il castello medievale.


Attorno alla collina, nell'ambito delle vallate laterali del Biedano , sono attestate numerose sorgenti perenni : il che ha certamente polarizzato, sin dalle epoche più remote, le attenzioni delle comunità umane , accanto alla quale si è presto unità l'accentuata vocazione agricola  delle vaste aree finitime al l'abitato.

mercoledì 13 maggio 2015

Norchia (VT).

Norchia, la meta della prossima escursione si trova in provincia di Viterbo e più precisamente nei pressi di Vetralla.





E' questo un luogo attraversata dalla presenza dell'uomo fin dalla preistoria e fino al medioevo. Le prime tracce umane risalgono al Paleolitico superiore per aumentare nell'età del Bronzo, epoca alla quale risalgono i resti di capanne. 


A partire dal VI-V secolo a.C., con l'arrivo degli Etruschi, sorsero l'abitato, le vie cave e le necropoli che conobbero il loro massimo splendore tra il IV ed il II secolo a.C. 




Nel pianoro , occupato dalla città etrusca , vennero realizzati  nel medioevo  Pieve ed un castello ancora oggi ben visibili.


domenica 26 aprile 2015

Il 25 aprile a Sorgenti della Nova ( Farnese -VT ).

Come previsto abbiamo passato un piacevole 25 aprile alle Sorgenti della Nova. La giornata e' stata divisa tra una mattinata dedicata alla visita del sito protostorico che da quasi trenta anni viene studiato dagli archeologi dell'Universita' di Milano ed il primo pomeriggio dedicato ad un piacevole picnic presso la sorgente. Pubblico quindi un resoconto fotografico della giornata, ringraziando tutti partecipanti.














 

venerdì 3 aprile 2015

Castellardo #2

Ancora dalla pubblicazione del G.A.R. , la descrizione dell'area del castello.
LE MURA
Le mura, che sono visibili in ampi tratti, hanno un perimetro di 350 m. , e sono larghe da 1a1,20 m., l'altezza non è completa. Sono costruite con conci alti 31 cm. circa. Avevano poche feritoie , non avevano merlature, rivelando quindi di essere adatte ad una difesa piombante ; tutto ciò ci permette di datare al XII secolo.



LE PORTE
La porta murata, che era l'ingresso principale del castello, e' situata a sud-est, si trova a 3,5 m. di altezza da terra ed è alta 4 m. e larga 2,60 m.  Sulla sinistra e' protetta da una torre che richiama il noto schema delle porte scee. L'ingresso al castello e' costituito da una strada incassata nel tufo, un budello che costringeva gli assalitori ad essere colpiti senza difesa. Viene chiamata porta murata perché in un determinato periodo viene chiusa ( dal XIII  secolo in poi ), forse per il crollo dello sperone di tufo che gli stava davanti e che serviva probabilmente di appoggio ad una struttura in legno, forse un ponte venatorio.
LE TORRI
La torre di porta murata e' adatta per proteggere la porta sul lato destro in entrata secondo lo schema delle porte scee. Vuota all'interno e' larga 4 x 3 metri ed è fornita di feritoie su tutti i lati.
L'altra torre, vuota all'interno , e' larga 3 x 2 metri si trova al l'angolo nord ovest delle mura del mastio. Molto probabilmente controllava al via di accesso al mastio, oltre il lato ovest delle mura e forse la porta del vallo sottostante.
Una torre diversa dalle altre due e' quella situata nel punto più alto del castello, cioè nel lato sud-est del mastio. Questa torre di dimensioni piu grandi delle altre due, misura alla base 6 x 5,50 metri di larghezza e nella parte che rimane dell'elevato dai 2 ai 3 metri circa e' piena al suo interno. Serviva al controllo del territorio circostante e della strada che collegava la Clodia alla Cassia.














 

LE CASE IN GROTTA
Una caratteristica che rende affascinante Castellardo e' la presenza di grotte rupestri, simili a quelle di Vitozza. C'è ne sono decine di diversa tipolologia, adibite ad abitazioni o stalle e al loro interno si possono vedere nicchie bacini, ripiani, fornì ed incavi per assi di legno e pozzi per la conservazione delle derrate alimentari, o adibite a cisterne per la raccolta dell'acqua.
La grotta meglio conservata e' quella "del romitorio" : in verità sono due con setto divisorio interno che parte dalla parete di fondo e divide in due la zona più interna dell'ambiente.

sabato 28 marzo 2015

Castellardo

Da una pubblicazione del 2004 da parte del Gruppo Archeologico Romano, ho tratto alcuni brani che spiegano le origini e la struttura di questo interessante castello presente nel Comune di Canino.
IL CASTELLO
Il nostro castello ha inizio intorno al X secolo, quando in Italia la costruzione di fortificazioni, già nota alla tecnica militare del passato, registra un incremento significativo sotto la spinta di guerre e dell'aumento della popolazione.
In questo periodo si accrebbe il numero dei diplomi che il re rilasciava per la costruzione di opere di difesa. Nei diplomi veniva specificata la motivazione per cui veniva rilasciata la concessione, cioè contro " paganorum " e " malorum Cristianorum incursionem ".
Con il termine "Castellum" non si identifico' solo l'edificio nel quale ci si rifugiava in caso di pericolo   , ma anche per esempio, la residenza fortificata di tipo privato, il recinto fortificato di un villaggio, il "castello deposito" dove i contadini raccoglievano i frutti del proprio lavoro , l'edificio esclusivamente militare.
Nel corso dei secoli Castellardo cambio' spesso signorie. Tra le più note quelle degli Aldobrandeschi e degli Orsini.

le mura

 LE ORIGINI
Castellardo si trova lungo la strada che conduce a Pianiano, su una collinetta alta 243 m., presso il fosso Timone. Il castello non è molto vasto, ma è arroccato e ben fortificato e, mentre si può affermare che i ruderi oggi visibili appartengono al pieno Medioevo, non è possibile invece datare le origini dell'inserimento.
Una bolla di Papa Innocenzo II del 1140, si riferisce a Castellardo come ...." Terra longobardorum Castellardi ...." , la terra dei Longobardi di Castellardo. Si tratta della prima fonte in cui compare il toponimo nel quale sarebbe rintracciabile una radice "Longobarda" che attesterebbe l'esistenza dell'insediamento agli inizi del VII secolo, quando gli invasori occuparono stabilmente il territorio tra il Lago di Bolsena ed il mare.
Possiamo risalire ulteriormente indietro nel tempo e ipotizzare che, nel periodo della guerra greco-gotica , i militari bizantini abbiano costruito il Castrum e lo abbiano utilizzato sia come riparo per i raccolti e immagazzinamento per i viveri e le riserve alimentari, sia come rifugio occasionale offerto a una popolazione rurale che viveva nei dintorni. In tal caso i Longobardi si sarebbero limitati ad occupare l'areaa già fortificata in precedenza.
Dal X-XII secolo,  Castellardo diviene un Castrum di popolamento , ossia un villaggio appollaiato su una sommità naturale e fortificato. Il Castrum di tipo laziale era solitamente dotato, all'interno della cinta del villaggio, di un secondo nucleo fortificato, la Rocca castri o cassaforte, in cui risiedeva di norma il il Signore, che era sede ordinaria della curia e anche, ma non sempre dei soldati.

casa in grotta

Dal XIII secolo fino alla sua distruzione da parte dei Caninesi avvenuta nel 1459, Castellardo si espande oltre le mura con costruzioni e case in grotta.

lunedì 3 novembre 2014

Le abbazie nel territorio della Maremma Castrense dal XIII al XV secolo.

Sempre dal libro di Carlo Nanni, "Castro e il suo Santo Vescovo, ho estratto il brano che riguarda l'assetto del territorio castrense nel periodo compreso tra il XIII ed il XV secolo, quando  la diocesi di Castro ed i suoi vescovi  dovettero fare i conti con le diverse abbazie e monasteri di origini antichissime presenti nelle campagne del suo territorio.

il castello ed il ponte della Badia
Tra queste, l'abbazia o monastero di San Mamiliano "ad pontem" presso il ponte della Badia a Vulci che comprendeva la chiesa ed il circondario di Musignano sulla riva del fiume Timone, ricadente oggi nel comune di Canino. Per un certo periodo questa  ruotò nella cerchia benedettina di Farfa, fu poi devastata dai Saraceni nel IX secolo e successivamente assegnata al Vescovo di Castro. Nel XII e XIII secolo riacquistò la sua autonomia grazie ai Cistercensi e forse ai Templari,  che probabilmente diedero all'edificio la forma di fortilizio che mantenne anche dopo le opere di rinnovamento con strutture abitative rinascimentali ad opera dei Farnese, che ne divennero possessori verso la fine del XV secolo.

il castello di Musignano
I Cistercensi tra il XIII ed il XV secolo fecero rifiorire antiche abbazie malandate nelle strutture e nella vita religiosa e funzionarono da "braccio spirituale" per l'ordine militare dei Templari che ,essendo dei laici, provvidero alla presenza dei Cistercensi nelle adiacenze dei loro centri religioso-militari.

l'eremo di Poggio Conte che ricadeva nel
territorio di San Colombano
Vicino a Castro, al di là dell'Olpeta, era collocata l'antichissima abbazia o cella o monastero di San Colombano. Essa è ricordata oggi da un toponimo "colli San Colombano" dove si trova un casale che potrebbe essere su, o nelle vicinanze del sito abbaziale. Verso il IX secolo dovette dipendere dall'abbazia imperiale di San Salvatore dell'Amiata, e ancora dopo da Montecassino e nel XIII dai Cistercensi.

S. Maria di Sala 
Ancora ai Cistercensi vennero affidati per un periodo, il piccolo monastero o cella di Santa Maria di Sala presso Farnese ed il cernobio di San Agostino nel territorio di Montalto. Scomparsi nel tardo medioevo questi insediamenti religiosi, il territorio di loro proprietà fu rivendicato dai Vescovi castrensi o dalle chiese delle terre e castelli nel cui territorio si trovavano o accaparrato e dato dalla Santa Sede in commenda a prelati o in concessione a famiglie nobili. 

martedì 14 ottobre 2014

L'organizzazione diocesana alto-mediovale ed il fenomeno dell'accastellamento ( di Carlo Nanni ).

Tratto dal libro di Carlo Nanni, " Castro e il suo Santo Vescovo", questo brano descrive l'organizzazione politico-religiosa alto medievale ed il fenomeno dell'incastellamento che ha poi determinato lo sviluppo di molti centri della maremma castrense.
"A tutt'oggi mancano notizie certe sulla situazione iniziale della diocesi di Castro, pur ammettendo unanimemente che essa ha origini antichissime." " il Kehr, riportava dagli archivi vaticani, una bolla di papa Paolo II datata 14 novembre 1465, in cui il papa lamentava che non esistessero lettere originali sulla fondazione della Chiesa castrense ..." . "In essa si confermavano le possessioni dell'episcopato dei santi Savino e Pancrazio di Castro. Si parla di una chiesa di san Pancrazio in Castro, in cui è la sede episcopale, di una pieve di San Pietro in Vulci, e varie altre pievi e chiese. Molte di esse sono oggi difficilmente localizzabili. Alcune comunque appaiono circoscrivibili a località nei territori di Montalto, di Pescia, di Canino, di Musignano, di Castellardo, di Pian di Morrano, di Bisenzio, di Latera, di Manciano, del ponte della Badia di Regisvilla ( l'antico porto di Vulci), di Ischia. A Ischia è forse anche situabile "l'ecclesiam sancti Angeli in Parti".

il castello della Badia a Vulci
le rovine di Castellardo
Ischia di Castro
Ma il documento è anche interessante perchè attesta , una situazione di passaggio dall'organizzazione diocesiana fatta prevalentemente di pievi ( tipica del fine impero romano e dell'alto medioevo longobardo), a quella basata sui castelli e terre ( tipica dell'età feudale ).
Alla fine del periodo dell'impero romano e nel periodo gotigo-longobardo, sulle città prevalevano le ville dei latifondi e i villaggi rurali.

la villa romana-gotica della Selvicciola
Alla chiesa cattedrale nella città, facevano corona nella campagna le pievi, le chiese delle "plebes" che avevano il fonte battesimale. In tal modo le pievi assurgevano a vere e proprie "succursali" della chiesa cattedrale, dove , originariamente, era esclusivamente il battistero. A loro volta le pievi erano coronate da una fitta rete di chiese e cappelle dipendenti.
Ma verso al fine del periodo longobardo e con l'affermarsi del sistema feudale, il punto di riferimento diventò il castello, abitato o comunque di proprietà del feudatario : il fenomeno è conosciuto come processo di "accastellamento". Oltre la città, la diocesi viene a conglobare terre, castelli, fortezze, masserie, ville, villaggi, casali, borghi e fondi.
Il castello spesso conglobò dentro di sè la pieve  o la chiesa parrocchiale o in altri casi coabitò con essa, che era sita nel borgo, appena fuori o attorno o nelle adiacenze del castello.Altre volte la soppiantò, destinandola ad un lento deterioramento o abbandono, se sita più lontano, nelle campagne distanti dal castello.

Valentano


Latera - pieve di S. Clemente
Così ad esempio, nel circondario della diocesi di Castro, il Castello di Valentano, sorto dopo il 1503, ha la pieve "extra Castrum". Invece il castello di  Latera si è sviluppato attorno alla pieve di san Clemente tra il X ed il XI secolo.

lunedì 6 ottobre 2014

Le Vie Cave di Ischia di Castro (VT).

Le Vie Cave, chiamate anche "tagliate", sono percorsi viari a cielo aperto,  scavati   dagli etruschi nelle colline di tufo della maremma del Lazio settentrionale e della parte meridionale di quella grossetana, per collegare  i centri abitati, la campagna coltivata e  le necropoli.

la Via Cava di Castro
la Via Cava che porta alla
sorgente di Settecannelle
Nella loro realizzazione gli etruschi sfruttarono le caratteristiche del tufo che, quando è umido, risulta facilmente lavorabile. Bisogna inoltre tener conto che il livello di percorrenza, era originariamente inferiore a quello attuale e doveva avere una profondità minima sufficiente  a superare le quote di dislivello del terreno. Nel corso del tempo ulteriori lavori di rifacimento e di regolarizzazione dell'erosione del piano di calpestio consumato da carri ed animali, hanno poi portato le Vie Cave ad essere le imponenti trincee che possiamo ammirare attualmente.

nella Via Cava di Castro si notano i diversi
livelli   scavo : quello etrusco in alto e quello
risalente al medioevo con il basolato in basso

il basolato della strada medievale
Alcune  Vie Cave sono certamente riconducibili al sistema viario di epoca etrusca con le tombe a camera che vi si affacciano, altre invece risalgono al medioevo, altre ancora in tale periodo sono state modificate con un'opera di regimazione delle acque e conseguente abbassamento della quota stradale.
All'interno delle Vie Cave  si è sviluppato un microclima che ha creato al condizione ideale per la presenza di varie tipi di felci, edere , muschi e licheni che accrescono ulteriormente la bellezza dei luoghi.

la vegetazione cresciuta lungo la tagliata di Castro

la tagliata nel tufo comi si ammira
percorrendo la via cava
La diversa attenzione allo sviluppo turistico e culturale che il Lazio e la Toscana hanno avuto nei confronti della Maremma, ha portato a i più credere  che le Vie Cave siano riconducibili esclusivamente al grossetano ed in particolare ai comuni di Pitigliano e Sorano. In realtà Vie Cave sono presenti anche nella Tuscia Viterbese e nella Maremma Castrense  come dimostrano le fotografie qui postate, che riguardano quelle di Castro e di Settecannelle nel Comune di Ischia di Castro.