Visualizzazione post con etichetta viterbo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta viterbo. Mostra tutti i post

mercoledì 12 luglio 2017

Camminando la mattina. Il Voltone, Farnese (VT).

Agli amanti del paesaggio e  delle passeggiate consiglio una visita al Voltone. Compreso tra la Selva del Lamone, la linea di confine tra Lazio e Toscana ed il Lago di Mezzano, il Voltone offre la possibilita' di godere di panorami magnifici ed incontri con la fauna della Maremma.

La strada di campagna che parte dalla strada provinciale 117 a circa quattro km dl Voltone






Si prosegue lungo la Selva del Lamone

Aall'ombra dei quercioli fino al Voltone e alle Sorgenti della Nova...


...deviando prima del Voltoncino fino ad entrare nel Comune di Pitigliano



verso Pitigliano


Panorama


La fonte ( qui c'era un capriolo ma sono stato troppo lento a scattare)
Monte Becco

terreno colto Vs. terreno incolto
Al confine guardando l'Amiata

fagianella a passeggio
albero solitario

venerdì 15 maggio 2015

La Barabbata a Marta (VT).

Come ogni anno, si è svolta a Marta, comune che si affaccia sul Lago di Bolsena, la Barabbata. È questa una festività di origine pagana, presumibilmente in onore della Dea Cerere che , con l'avvento del cristianesimo , si è trasformata in una cerimonia dedicata alla Madonna. 
Il 14 maggio dunque, tutti i rappresentanti delle antiche arti e mestieri , sfilano in costume , dietro a carri allegorici, attraversando il paese per raggiungere alla fine della sfilata l'antico Santuario della Madonna del Monte che si trova subito fuori il paese.

I CARRI E I MESTIERI























Casegli, Bifolchi, Villani e Pescatori, sfilano in ordine gerarchico con carri sui quali vengono esposti i frutti del loro lavoro e che verranno offerti in dono.

ARRIVO AL SANTUARIO DELLA MADONNA DEL MONTE










Una volta giunti in chiesa, dopo aver omaggiato la Madonna con rituali tradizionali ed ascoltato la messa, avviene la parte più caratteristica e misteriosa del rito, con le cosiddette passate : per tre volte tutti i partecipanti alla sfilata, compiono tre giri entrando dalla porta della chiesa ed uscendo da quella del convento, passando per il Presbiterio con gli attrezzi di lavoro e gli animali e facendo un gran chiasso.
All'ultima passata, i partecipanti lasciano sul l'altare i loro doni e  ricevono in cambio la tradizionale ciambella.
Questa festa, la cui preparazione richiede mesi di lavoro , costituisce  un importante momento di socializzazione per la popolazione di Marta ed una occasione per conoscere l'estradizione e la storia di questa parte della Tuscia Viterbese per i turisti che assistono numerosi alla manifestazione.

mercoledì 13 maggio 2015

Norchia (VT).

Norchia, la meta della prossima escursione si trova in provincia di Viterbo e più precisamente nei pressi di Vetralla.





E' questo un luogo attraversata dalla presenza dell'uomo fin dalla preistoria e fino al medioevo. Le prime tracce umane risalgono al Paleolitico superiore per aumentare nell'età del Bronzo, epoca alla quale risalgono i resti di capanne. 


A partire dal VI-V secolo a.C., con l'arrivo degli Etruschi, sorsero l'abitato, le vie cave e le necropoli che conobbero il loro massimo splendore tra il IV ed il II secolo a.C. 




Nel pianoro , occupato dalla città etrusca , vennero realizzati  nel medioevo  Pieve ed un castello ancora oggi ben visibili.


mercoledì 8 ottobre 2014

La tassa sul brigantaggio ed il rapporto tra briganti e grandi proprietari terrieri.

La "tassa sul brigantaggio" venne introdotta da Domenico Tiburzi ed imposta ai ricchi proprietari terrieri, come una sorta di "pizzo" da pagare a scadenze regolari. A questi, in cambio, era garantita una sorta di protezione dalla piccola microcriminalità e da spiacevoli sorprese per se stessi e per i propri beni.

Giovanni Giolitti
fotoWikipedia
Il rapporto perverso che nel tempo si creò tra briganti e grandi proprietari, emerse nel gennaio 1893, quando, nella grande retata voluta dal governo Giolitti, fu coinvolto  un considerevole  numero di proprietari terrieri  con l'accusa di favoreggiamento. Questa imponente operazione di polizia portò al processo che si tenne a Viterbo dal 26 giugno al 11 agosto 1983 e che può essere considerato il primo vero maxi processo della storia italiana.

Domenico Tiburzi
Proprietari ed amministrazione delle grandi tenute, furono accusati di manutengolismo e si difesero motivando i loro comportamenti con lo stato di necessità di fronte alle minacce dei banditi. Per capire però il rapporto che nel corso degli anni si era venuto a creare tra briganti e ricchi proprietari  è utile ricordare il caso del più noto tra gli imputati, il "milionario" Pietro Castiglioni, che oltre  a possedere grandi tenute, era al tempo sindaco di Farnese da più di dieci anni.

i briganti Albertini, Menichetti e Ranucci
in un rudimentale fotomontaggio
Tra le accuse a lui mosse , una delle più gravi fù quella di aver sfruttato il suo ruolo politico per "convincere" il medico condotto di Pitigliano a curare il brigante Domenico Tiburzi, rimasto ferito durante uno scontro a fuoco con i carabinieri. Venne inoltre accusato di aver nominato guardia comunale di Farnese il fratello del brigante Biagini e di aver inviato ai banditi  in maniera costante, soldi e viveri in cambio di protezione dai latitanti che in quei tempi infestavano la Maremma e costituivano un pericolo assai più concreto. Esemplare al riguardo fu una confidenza del Castiglioni riportata durante il processo che suonava più o meno cosi: "Le mie proprietà non sono state mai tanto sicure come sotto la protezione di Tiburzi e Fioravanti i quali mi dispensano dall'aumentare il numero dei guardiani". Pietro Castiglioni, difeso da avvocati di fama nazionale subì una lieve condanna a  sei mesi e quando tornò a Farnese venne accolto da eroe con tanto di applausi e banda musicale.
Per concludere si può dire che negli anni in cui Domenico Tiburzi impose il suo controllo sul territorio della Maremma Castrense, si creò tra briganti, proprietari  terrieri, amministratori delle tenute e classe politica locale, un sistema di relazioni, amicizie, favori  ed imposizioni non molto diverso dal sistema "mafioso" che ancora condiziona  molte regioni del Sud d'Italia.

mercoledì 24 settembre 2014

La Maremma Laziale nel XIX secolo. Tratto da " Le trasformazioni territoriali e le grandi tenute maremmane " di Antonio de Ruggiero.

La Maremma Laziale che fino all'Unità faceva parte dello Stato della Chiesa , fu protagonista di una serie di moderate riforme agrarie attuate dai pontefici nel corso del Settecento, con il fine di evitare il totale spopolamento delle campagne colpite dalla tremenda insorgenza della malaria.
Dopo aver intrapreso interventi pubblici come la costruzione o ricostruzione di acquedotti e fontane, la realizzazione di magazzini per conservare il grano, e poco proficui interventi di bonifica idraulica , alla fine del secolo XVIII numerose proprietà furono concesse a diversi signori in enfiteusi, forma di contratto che affidava ai nuovi proprietari il compito di migliorare le colture dei terreni e di corrisponderne un canone in denaro.

i macchiaioli dipinsero la vita nella maremma ottocentesca
Durante il Governo Napoleonico , il Dipartimento del Tevere, che includeva gran parte del patrimonio, fu diviso in sei circondari, e quello di Viterbo fu, a sua volta, diviso in sedici Cantoni.
In questo periodo principi, marchesi e facoltose famiglie locali riuscirono ad acquisire numerosi possedimenti con il permesso dei pontefici, che non riuscivano più a sopportare il peso economico della dominazione francese. Queste nuove famiglie segneranno con le loro politiche le vicende dei singoli paesi del viterbese, nei decenni successivi. Durante tutto l'ottocento perdurò, in linea generale, una gestione dei terreni agricoli legata al latifondo, con grandi colture estensive e molti terreni lasciati a pascolo. 

la vita nei campi nella maremma ottocentesca
Negli anni immediatamente successivi all'Unità d'Italia con le "leggi eversive" del 1866 e del 1873 lo Stato incamerò immensi patrimoni ecclesiastici, la cui vendita favorì nuovi proprietari, che si dimostrarono molto spesso più attenti degli enti ecclesiastici nel colpire le forme più tradizionali di sfruttamento della terra, del pascolo o del bosco. In realtà non furono tanto le attese dei contadini più poveri ad essere disattese, quanto lo sconcerto e il senso di preoccupazione che si acuì nel momento in cui si videro privati di antichi usi e abitudini di sfruttamento del terreno sia per il pascolo che per la raccolta o per la semina. Quando a fine secolo, con una legge più radicale del 1888 si cercarono di abolire totalmente gli antichi diritti degli usi civici si fece più intenso il disagio sociale con l'occupazione delle terre da parte dei contadini e soprattutto con la nascita di nuove forme di avversione al potere centrale. Speso i nuovi padroni furono visti come usurpatori e affamatori del popolo. I briganti, favoriti dalla morfologia di un territorio ideali per i loro nascondigli, nati e cresciuti in questi luoghi, reclutavano facilmente i loro manutengoli nella miseria delle campagne, ma anche tra gli stessi proprietari terrieri, impauriti da possibili ritorsioni e perchè si sentivano garantiti , così dalla criminalità comune. 
Nella Maremma Laziale di fine Ottocento le principali famiglie di proprietari erano i Principi Torlonia, i marchesi Guglielmi e i principi Boncompagni che, insieme ad altri pochi privilegiati si erano divisi enormi territori.

venerdì 25 aprile 2014

25 aprile

Poesia del poeta Valentini.

La Conciliazione.

Da dopo che hanno fatto l'alleanza
il nostro Santo Padre e Mussolini,
si langue padri, madri e figliolini,
se si fa' colazione non si pranza.

Il Papa magna e beve a crepanza
i preti so' diventi traffichini :
danno santi e madonne pei quattrini,
di sfamarsi noialtri n'c'e' speranza.

S'è fatto calzolaio il nostro Duce
Pe' accomoda' d'Italia lo stivale,
ma la lesina nostra non gli cuce.

C(i) ha incarito le sighere col sale;
tanto a voglia a incari', non si produce!
Ormai è' sguardiato e si cammina male.

Sguardiato : ormai lo stivale e' andato fuori misura.



domenica 20 aprile 2014

Storia della Tuscia

In origine il territorio della Tuscia, oggi corrispondente alla provincia di Viterbo, era compreso nell'Etruria, la regione centrale della civiltà etrusca. Dal II secolo a.C. , i Romani cominciarono ad usare il nome di Tusci  e di Tuscia per gli abitanti e per la regione che era stata definitivamente unità a Roma nell'89 a.C. Ai tempi di Ottaviano Augusto si distingueva un'Etruria imperiale da un'Etruria senatoriale.
Fin dagli inizi del Medioevo, si distinse più chiaramente una Tuscia Langobardorim o regale ( attuale Toscana sopra l'Ombrone ), una Tuscia ducale o spoletina ( che comprendeva l'attuale Umbria ) e una Tuscia Romanorum o romana ( identificabile con il Patrimonio di San Pietro in Tuscia e con il circondario di Civitavecchia ).

da www.ideararemaps.com


Delle varie Tuscie, alla fine, il nome e' rimasto alla provincia viterbese ed alla zona ecclesiastica equivalente. Dal punto di vista geologico ed archeologico, si può ancora distinguere una Tuscia rossa, identificabile con il territorio delle antiche città etrusche di Chiusi e di Volterra e una Tuscia nera, vulcanica, identificabile nel territorio delle antiche città etrusche di Orvieto e Vulci.
( da Carlo Nanni , Ischia di Castro, il vecchio e il nuovo )

sabato 12 aprile 2014

La meraviglia dell'Eremo di Poggio Conte nel Comune di Ischia di Castro


la chiesa di Poggio Conte nel Comune di Ischia di Castro ( Viterbo )

Tra le memorie che la storia qui offre in un ambiente ancora intatto, invitando alla scoperta di quanto un millenario isolamento ha conservato nell'originale bellezza, l'Eremo di Poggio Conte rappresenta una viva testimonianza del misticismo medioevale realizzato in estrema solitudine, eredità rielaborata della cultura ascetica orientale.
Il percorso che raggiunge questo luogo dello spirito costeggiando il fiume Fiora è già per se stesso una metafora del cammino interiore all'elevazione spirituale, per chi è ancora capace di contemplazione.

La sorpresa che si offre al visitatore all'apparire della facciata della chiesa, scolpita e così meravigliosamente integrata nell'immutato paesaggio, si trasforma in vero stupore nel'osservare il complesso impianto architettonico rupestre, impostato su modelli gotico-cistercensi, e la ricca decorazione pittorica. La suggestività del luogo è resa maggiore dal rumore di una cascatella nelle immediate vicinanze dell'insediamento.
La chiesa si presenta divisa in due vani da un arco ogivale con cornice a riseghe. Nel primo ambiente la volta cupoliforme è decorata da un rosone floreale scolpito a rilievo, mentre nella fascia sottostante erano affrescate, in tredici nicchie, le figure degli apostoli attorno all'effige centrale del Cristo.

la cascata
Trafugate alla fine degli anni 50, ne sono state recuperate sei, ora esposte presso il " Museo  Pietro e Turiddo Lotti " di Ischia di Castro. Il presbiterio a crociera ogivale, propone un repertorio decorativo pittorico variegato nelle composizioni floreali e geometriche delle vele, delle nervature e dei sottarchi.
Nell'abside del coro, i resti di una cattedra centrale e di due scanni laterali fanno supporre la presenza di eminenti religiosi ad officiare  il rito.

Articolo dalla Rivista  Culturalia anno 1 n 2 a cura di Anna Laura. 

Il Tai Chi, una disciplina che migliora il benessere


L'insegnante Patrizia Redica
Il Tai Chi, affascinante disciplina cinese, è nello stesso tempo una ginnastica per la salute psicofisica, una raffinata arte marziale di autodifesa ed una forma di  meditazione dinamica.

la difficoltà dell'inizio

La sua pratica quotidiana permette di accrescere non solo il senso di benessere aiutandoci a affrontare lo stress della vita moderna, ma anche di liberare una enorme quantità di creatività, contribuendo a mantenerci lucidi, ottimisti ed attenti.
L'associazione I Lentischi offre ai tesserati  l'opportunità di partecipare alle lezioni tenute dalla nostra socia Patrizia Redica il venerdì pomeriggio alle ore 17,50 in Ischia di Castro(Viterbo). L'offerta è libera.

lezione nel verde di Ischia di Castro
Se siete interessati potete scriverci a:  ilentischiassociazione@gmail.com

domenica 30 marzo 2014

Prima giornata escursione dell' Associazione i Lentischi

Debutto felice domenica 30 marzo con la prima gita organizzata dall'associazione
"I lentischi",  all'insegna della storia e della natura. 
Bagliori di primavera, luoghi mistici ed evocativi, grande entusiasmo di partecipazione. Tutto documentato dalle foto di Giuliano Di Mario.
Meta scelta: I Romitori;  case e chiese scavate nel tufo dai monaci eremiti del medioevo nella valle del fiume Fiora, nel comune di Ischia di Castro (Viterbo).
fiume Olpeta