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lunedì 23 marzo 2015

Calendario delle nuove escursioni per il periodo primaverile ed estivo del 2015.

Con il ritorno della primavera, i Lentischi escono dal letargo e si preparano per nuove escursioni alla scoperta della storia e dei paesaggi della Maremma Castrense.
Rispetto allo scorso anno, si è operata la scelta di organizzare gite che offrano ai partecipanti la possibilità di avere anche momenti ludici o di benessere, quali la visita a località termali o marine.
Ecco comunque il calendario che arriva per il momento al 5 settembre 2015.


6 aprile 2015 - Pasquetta nel Comune di Canino,  con visita del sito archeologico di Poggio Olivastro e pic-nic nel sito longobardo di Castellardo.


25 aprile 2015 - sito protostorico delle Sorgenti della Nova e visita dei castelli al confine tra Lazio e Toscana.

09 maggio 2015 - Selva del Lamone, con visita al sito etrusco di Rofalco , alla tomba del Gottimo e percorso della Rosa Crepante.

23 maggio 2015 - Visita a Norchia e pomeriggio alle terme.

06 giugno 2015 - visita alla necropoli etrusca di  Grotta Porcina e pomeriggio alle terme.

27.06.2015- visita alla necropoli di San Giuliano e braciolata finale.

08 luglio 2015 - visita alla necropoli di Grotte di Castro e pomeriggio al Lago di Bolsena.

27 luglio 2015 - Lago di Bolsena

05  settembre 2015 - visita all'Antica Città di Cosa e pomeriggio al mare all'Ultima Spiaggia.


sabato 22 novembre 2014

Il sentiero 1.1 nella Selva del Lamone. Farnese (VT).

Questo sentiero costeggia la  Selva del Lamone , confina con la zona del Voltone ed offre la possibilità di godere  della fauna e della flora presenti nella riserva.





Nei boschi della riserva, le querce sono gli alberi maggiormente presenti. La specie più diffusa e' il cerro, un albero di grandi dimensioni che può arrivare anche ad un'altezza di 35 metri e ad un diametro di 1,30. Il cerro, che può vivere fino a 200 anni, ha un tronco diritto ed una corteccia marrone, profondamente fessurata. Le seconda specie più presente e' quella della roverella, un albero alto fino a 20/25 metri, con un tronco breve e spesso contorto e corteccia rossiccia. 





Tra le altre querce presenti nella Selva del Lamone, spiccano la farnia, il leccio ed il cerro-sughera. Le altre latifoglie che formano sia boschi puri che misti, sono il carpino bianco, un albero che raggiunge i 10-12 metri di altezza ed ha una corteccia liscia grigio cenere e foglie seghettate ; il bagolaro o spaccasassi ; varie specie di acero ; l'ornello ; l'agrifoglio ; il faggio ; il tiglio.
Scarsamente presente e' invece la macchia mediterranea, con la filirea specie  più rappresentata.
Essendo la riserva ricca di corsi d'acqua, e' facile imbattersi lungo il corso dei numerosi fiumi e torrenti, in esemplari di salici cespugliosi, salici arborei, pioppi e ontani.
Per quanto riguarda la fauna, in questa parte della foresta, e' stata realizzata con i fondi comunitari, un'area faunistica di circa sei ettari, recintata, che accoglie caprioli che vengono alimentati, monitorati e studiati per  seguire il loro adattamento all'habitat della Riserva Naturale. La presenza del capriolo e' comunque diffusa in tutta la riserva poiché, da pochi anni, si sono qui insediati nuclei provenienti dalla popolazione senese che è fortunatamente in forte espansione.

martedì 22 luglio 2014

Il lago di Mezzano nel comune di Valentano (VT).

Nel comune di  Valentano sorge questo incantevole, piccolo lago di origine vulcanica a 452 m. sul livello del mare. Il lago, alimentato da sorgenti interne,  si estende su una superficie di circa 47 ettari,  per  un diametro medio di 800 m.,  una profondità massima di 38m ,ed  ha come emissario il fiume Olpeta  che nel suo primo tratto prende il nome di Fosso delle volpi.

foto by naturainviaggi.it
Ad una  una breve fascia di canneti che lo circonda  si susseguono i pascoli e quindi i ripidi versanti tipici dei laghi vulcanici  ricoperti di alberi di alto fusto. La fauna è costituita,  oltre dagli animali tipici della maremma quali volpi, cinghiali, istrici, ecc. da porciglioni, folaghe gallinelle d'acqua, martin pescatori che trovano riparo tra gli ontani, i salici e le canne. Il lago è raggiungibile esclusivamente percorrendo strade bianche e nei suoi dintorni non ci sono insediamenti umani, eccezion fatta per due grandi aziende agricole presso le quali è comunque  possibile villeggiare. Le acque del lago, non ricevendo scarichi, sono incontaminate,  gelide e cristalline.
Alcuni storici ritengono che il lago di mezzano, corrisponda al Lacus Statoniensis descritto da Seneca nelle Quaestiones Naturales e da Plinio nel Naturalis Historia. Quello che è certo, è che già in epoca preistorica sulle rive del lago sorgevano degli insediamenti umani. 

materiali risalenti all'età del Bronzo

monili

vasi ritrovati durante le
ricerche nel lago di Mezzano
Le  prospezioni subacquee del 1973, hanno permesso l'individuazione di due insediamenti costituiti da palafitte infisse sul fondale a 10 m. di profondità, che portano a  pensare ad un successivo innalzamento del livello delle acque dovuto ad probabile cataclisma. Durante le ricerche archeologiche, sonno venuti alla luce dei materiali, oggi conservati nel Museo della preistoria di Valentano che,  insieme agli studi sul sistema di insediamento, permettono la ricostruzione degli assetti durante l'età del Bronzo. Sembra ormai certo che le rive del lago, siano  state abitate a partire dall'Eneolitico ( età del Rame - III millennio a.C.), durante l'età "appenninica" dell'età del Bronzo, fino al Bronzo finale ( XII sec. a.C.). Per quanto riguarda la storia moderna, il bosco del versante ovest , il Monte Rosso, nasconde i resti del Castello di Mezzano, di origine longobarda, distrutto nel 1300, luogo nel quale, la tradizione popolare vuole che sia stata rinchiusa ed uccisa la nobildonna senese Pia dè Tolomei ricordata da Dante nel V canto del Purgatorio.
Il lago di Mezzano, a pochi chilometri dal più famoso lago di Bolsena, costituisce, a mio avviso, una interessante alternativa per chi cerca un luogo tranquillo dove poter nuotare in acque ancora incontaminate.

mercoledì 14 maggio 2014

Usi e costmi. L'osservazione della natura ( di Carlo Nanni ).

Durante il mese di gennaio i contadini cercavano di vedere dall'andamento dei giorni come sarebbero stati i mesi dell'anno dal punto di vista metereologico. Non si calcolava il primo dell'anno; poi dal due, ogni giorno rispecchiava un mese dell'anno. Altrettanto si faceva nella seconda metà di gennaio, ma alla rovescia ( dicembre, novembre.....). Si chiamavano le "Calenne". Le praticavano ancora gli agricoltori della generazione di mio padre, vale a dire i nati nei primi anni del 900.

foto by www.conchiglieinmaremma.com
Così dall'arcobaleno, dopo le piogge in tarda primavera, gli agricoltori traevano il pronostico della stagione : i tre colori erano simbolici. Il giallo indicava il frumento, il rosso l'uva, il verde l'olivo. L'abbondanza del raccolto dei tre prodotti, basilari per il benessere della popolazione, sarebbe stata proporzionata all'ampiezza dei tre colori dell'arcobaleno. Indicazioni per la vita di campagna erano tratte da molte altre osservazioni della natura e del ciclo naturale delle stagioni ed espresse in proverbi.

Proverbio metereologico :


Se la tramontana è de bon core, tira tre, see o nove;
se sui nove nun s'allenta allora tira fino a trenta,
e se passa la trentina, dura pure 'na novantina.
Proverbio stagionale:

Quanno la prima neve a la montagna sbraca, 
venne 'l mantello e crompete la braca;
se la montagna mette il cappello
venne la crapa e crompa 'l mantello.

giovedì 1 maggio 2014

La selva del Lamone. Carlo Nanni.

Parco del Lamone
Una zona indubbiamente caratteristica dal punto di vista geopedologico, ma anche da quello faunistico e naturalistico, e' la Selva o Macchia del Lamone. Il suolo della Selva del Lamone e' costituito da grossi blocchi di lava solidificata, dura, di colore grigio violaceo, frutto delle eruzioni del vulcano di Latera, parte sud-ovest del sistema vulcanico dei Vulsini, che circa 1.000.000 anni fa', ha dato luogo anche al lago di Mezzano. È ricoperto quasi interamente da fitta vegetazione boschiva di varie essenze, specialmente da cerro, quercia alla periferia; e da leccio, frassino, erica e essenze varie nella parte centrale.

cumuli di pietra lavica
Il Lamone ha una superficie totale di circa 2.300 ettari, di cui circa 1.800 nel comune di Farnese, che vi ha costituito una riserva naturale; e circa 500 sono nel territorio di Ischia di Castro. Le pietre vulcaniche si innalzano su avvallamenti ricchi di anfratti e di inghiottitoi, formando talvolta anfiteatri naturali. Negli avvallamenti, soprattutto nel periodo invernale e  in primavera, si raccolgono le acque piovane, dando origine a piccoli stagni chiamati "lancioni".

lancione della mignatta
Gran parte della Selva e' caratterizzata dalla macchia mediterranea, costituita soprattutto dal cerro, dal leccio e dalla fillirea, dal bagolaro, dall'agrifoglio, dalla ginestra, dallo scacciabraghe e dall'edera. 

pietra di origine vulcanica
Il muschio ricopre il fronte nord degli alberi di alto fusto e dei grossi blocchi di pietra di origine vulcanica. In altre zone e' diffuso il bosco misto, dove crescono prevalentemente la roverella, l'acero, l'ornello, il carpino nero, l'olmo campestre, il nocciolo e il sambuco. Di particolare interesse naturalistico sono anche le numerose orchidee spontanee.

ginestra
Tra gli animali si segnala la presenza del gatto selvatico, della lontra, mammiferi in via di estinzione. Sono presenti anche il cinghiale, l'istrice ( simbolo del Lamone ) , la volpe, il tasso, il riccio, il capriolo , numerosi mustelidi e molte specie di rettili ed uccelli. Tra i rapaci meritano particolare attenzione il gheppio, il nibbio bruno, la poiana, il biancone, il gufo comune e il gufo reale.

sentiero nella selva
Nella zona farnesiana vi è una diffusa presenza di insediamenti preistorici e protostorici ma gli insediamenti di maggior rilievo sono il villaggio delle Sorgenti della Nova e l'abitato etrusco di Rofalco  che furono abitati fino ad epoca medioevale. Il Lamone poi, costituì un sicuro rifugio per  il brigante Tiburzi, chiamato appunto " re del Lamone"..

domenica 27 aprile 2014

Castro. Riscoperta dell'antica capitale farnesiana di Anna Laura. #2.

Ricchissima di storia, e dal 1649 città morta, Castro si presenta oggi con le sue rovine commiste al bosco cresciuto sui resti degli edifici rinascimentali. I resti della città si estendono per una superficie di 3 ettari su uno sperone di tufo, a 230 metri di quota, circondato dal fiume Olpeta e dal fosso delle Monache, che ne costituiscono la naturale difesa.

rovine commiste al bosco

Le rovine disseminate sono nascoste, sotto un basso strato di terra, da una fittissima vegetazione . Addentrandosi nella foresta ci si immerge in un'atmosfera di grande fascino : sentieri e radure una volta strade, piazze, cortili, cumuli di macerie una volta case, palazzi e chiese si integrano nel variare delle stagioni ai colori della natura, sovrana custode secolare di questo prezioso segreto.

resti di pavimentazione in laterizio a spina di pesce
nella Piazza Maggiore

L'insediamento, di probabile origine villanoviana, divenne in epoca etrusca,  uno tra i più importanti e prosperi centri dell'Etruria meridionale ( come dimostrano le ricche necropoli che lo circondano ) da identificarsi secondo alcuni studiosi con Statonia, città etrusca citata da Plinio e da Vitruvio ,  prefettura romana dopo il 280 a.c . Ma il dibattito scientifico su tale identificazione e' ancora aperto. Centro fiorente a partire dal VII sec.  A.c. e soprattutto nel VI, conobbe nel V una crisi ( sono infatti inconsistenti i dati relativi a questo periodo ), per riprendersi poi nel IV secolo fino in età romana, epoca in cui la città etrusca diventa prefettura e acquisisce il nome tramandatoci : Castrum, accampamento, fortificazione.  

ruderi di edificio

Nel VII sec. d.c. A Castro viene trasferita la sede vescovile di Bisenzio, distrutta dai longobardi.
Nel 749, in seguito alla distruzione della città di Vulci da parte dei Saraceni, Castro ( chiamata allora Castello di Madonna Felicita, nome derivato probabilmente dalla proprietaria del momento), fu' scelta per la nuova sede episcopale.

ruderi di edificio

Dal 1154 il borgo fortificato di Castro entra a far parte del Patrimonio di S. Pietro al quale fu' soggetto, con alterne vicende, fino al 1537, quando la famiglia Farnese lo acquisisce dalla Camera Apostolica, tramite un permuta con Frascati, dopo un tentativo fallito di conquistarlo con la forza nel  1525.

domenica 30 marzo 2014

Prima giornata escursione dell' Associazione i Lentischi

Debutto felice domenica 30 marzo con la prima gita organizzata dall'associazione
"I lentischi",  all'insegna della storia e della natura. 
Bagliori di primavera, luoghi mistici ed evocativi, grande entusiasmo di partecipazione. Tutto documentato dalle foto di Giuliano Di Mario.
Meta scelta: I Romitori;  case e chiese scavate nel tufo dai monaci eremiti del medioevo nella valle del fiume Fiora, nel comune di Ischia di Castro (Viterbo).
fiume Olpeta