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sabato 20 dicembre 2014

Storia di Vulcenti, Romani e Saraceni. Tratta da "Memorie storiche della distrutta città di Castro" di D.Eraclio Stendardi.

"Narrasti in una Cronaca che gli abitanti di Vulci avevano riportata una grandissima vittoria contro i Saraceni al porto delle Murelle (sotto Montalto ) ed entusiasti della vittoria riportata discutevano se era stato prudente l'aver lasciato la città senza difesa giàcche' gli uomini validi erano scesi contro il nemico lasciando l'inerme popolazione invalida in pericolo, perché se avessero vinto i Saraceni non avrebbero saputo ne' potuto difendersi. E per questo vi fu un vivo ed animato contrasto tanto che per decidere da quale parte fosse la ragione si decise di fare una prova.
Furono prese le insegne tolte al nemico, furono indossate le vesti dei Saraceni e con sughero bruciato si tinsero di nero il viso. E giunti alle porte della città mandarono a dire che il Re dei Saraceni aveva fatto prigioniero tutto l'esercito e che avrebbe loro salvata la vita se avessero resa a discrezione la città.


I Vulciani risposero fieramente e con impeto si scagliarono sul creduto nemico. La zuffa fu accanita con grande carneficina. Vennero a saperlo i Romani ed approfittarono per assalire i Vulciani ormai indeboliti, li sconfissero e raserò al suolo la città. 
Questo episodio e' riportato dalla Cronaca attribuita al Beato Bernardo giustamente ritenuta apocrifa e quindi non attendibile. L'abbiamo voluta riportare per integrità di storia".

lunedì 13 ottobre 2014

Gli inizi della diocesi di Castro ( Carlo Nanni ).

La storia della Maremma Castrense passa attraverso quella del Ducato di Castro e dello Stato Pontificio con le sue diocesi ed i vescovi che,  dal medioevo fino al Regno d'Italia,  hanno governato queste terre creando  tradizioni,  usi e costumi che arrivano fino ai giorni nostri. La diocesi di Castro è trattata da Carlo Nanni nel suo libro "Castro e il suo Santo Vescovo" dal quale ho tratto il brano di oggi.
Gli inizi della diocesi di Castro.
Gli inizi della diocesi di Castro si perdono nel tempo. Non c'è consenso tra gli storici nè come nè da quando sia cominciata ad esistere come diocesi. Alcuni hanno creduto che Castro sia divenuta sede Vescovile dopo la distruzione di Vulci ad opera dei Saraceni.  Altri invece pensano che lo sia divenuta  per il trasferimento delle sede episcopale di Vesentum, città a 15 chilometri circa da Castro, sul lago di Bolsena, là dove ora si additano le rovine del castello medioevale di Bisenzio, messa più volte a ferro e fuoco e poi distrutta ai tempi delle guerre tra i Longobardi e il ducato Romano-Bizantino, dalla fine del VI secolo fino a buona parte del secolo VIII.

Carta del Patrimonio di san Pietro in Tuscia
foto by beniculturali.it
Volendo andare oltre la contrapposizione tra le due opinioni, si potrebbe ipotizzare un percorso storico più sfumato. Nel luogo dove fu Castro, le scoperte archeologiche attestano la presenza di tre necropoli etrusche e "colombari" etrusco-romani per l'incenerizione. Per questo molti pensano ad una insediazione, nel luogo, del municipio etrusco-romano di Statonia. Comunque doveva esserci un grosso insediamento urbano apparentemente abbandonato nel periodo tardo romano. Riappare invece come luogo abitato durante il periodo delle guerre gotiche e il periodo longobardo ( sec. VI-VII). Si potrebbe ipotizzare che sia avvenuto per Castrum, quello che accadde nello stesso periodo per altri centri quali Viterbo, Orvieto, Cerveteri, Civitavecchia, ecc. cioè il ripopolamento di antichi centri etrusco-romani arroccati su rupi e quindi difendibili. 

frammento di affresco della chiesa di
"santa Maria intus civitatem"
In modo simile si può pensare che i vescovi ( o i preti-plebani) con le loro comunità, in periodo di calamità e di invasioni, si siano trasferiti verso luoghi più difesi naturalmente. A Castro potrebbero essersi rifugiati varie volte, ad ondate successive, sia da Bisenzio ( sicura sede episcopale ) sia da Vulci ( sia stata essa sede episcopale o semplicemente pieve ). La cosa si sarebbe stabilizzata solo verso la fine del X secolo a vantaggio di Castro ( che assurgerà a Città, mentre Bisenzio si ridurrà ad un semplice castello e Vulci verrà abbandonata.

sabato 19 luglio 2014

La Rocca farnesiana di Cellere (VT).

Cellere e' un paese agricolo in provincia di Viterbo, posto su uno sperone di roccia tufacea alta 345 m. , che si affaccia sulla valle del Timone. Riguardo all'origine, si ritiene che sia nato come centro di raccolta ed approvvigionamento in epoca etrusca, funzione poi proseguita in epoca romana ( cellae cereris , ovvero celle-magazzini di cerere ).

Cellere
Nell'ottavo  secolo, Cellere e' descritta come un ampia tenuta agricola abitata e coltivata da un piccolo gruppo di agricoltori. La trasformazione da grande azienda agricola a nucleo di un castello, si ritiene che sia iniziata nel nono secolo, con la necessità di fortificare l'abitato minacciato dalle incursioni saracene.

la torre
Alla originaria torre di difesa ed avvistamento a base quadrata, si aggiunge un corpo a forma di parallelepipedo che, attraverso successivi ampliamenti e modificazioni, finisce per assumere l'aspetto di una vera e propria rocca, con mura merlate , costruita in tufo, lo stesso materiale sul quale è fondata. Attualmente l'ingresso del castello e'posto a nord, in corrispondenza del fossato e del ponte levatoio ormai scomparsi. Al centro dell'abitato si trovava il palazzo abitato dalla famiglia più importante del luogo.

ingresso alla rocca
Agli inizi del secolo XIV il castello entra a far parte delle proprietà della famiglia Farnese e quindi del Ducato di Castro. Dal secolo XVIII,  la Rocca segue il declino e le difficoltà economiche di Cellere e precipita in una situazione di degrado che la porta a divenire nel XIX  secolo prima un granaio e poi abitazione di privati cittadini. Acquisita negli ultimi anni dal Comune di Cellere, e' stata restaurata ed oggi e' aperta al pubblico ed ospita eventi di interesse culturale. La particolarità di questa Rocca  e' che, contrariamente a tutte le altre realizzate nel Ducato di Castro, ha mantenuto l'originario aspetto rude e massiccio di fortificazione medioevale non avendo subito la trasformazione in palazzo nobiliare.

domenica 27 aprile 2014

Castro. Riscoperta dell'antica capitale farnesiana di Anna Laura. #2.

Ricchissima di storia, e dal 1649 città morta, Castro si presenta oggi con le sue rovine commiste al bosco cresciuto sui resti degli edifici rinascimentali. I resti della città si estendono per una superficie di 3 ettari su uno sperone di tufo, a 230 metri di quota, circondato dal fiume Olpeta e dal fosso delle Monache, che ne costituiscono la naturale difesa.

rovine commiste al bosco

Le rovine disseminate sono nascoste, sotto un basso strato di terra, da una fittissima vegetazione . Addentrandosi nella foresta ci si immerge in un'atmosfera di grande fascino : sentieri e radure una volta strade, piazze, cortili, cumuli di macerie una volta case, palazzi e chiese si integrano nel variare delle stagioni ai colori della natura, sovrana custode secolare di questo prezioso segreto.

resti di pavimentazione in laterizio a spina di pesce
nella Piazza Maggiore

L'insediamento, di probabile origine villanoviana, divenne in epoca etrusca,  uno tra i più importanti e prosperi centri dell'Etruria meridionale ( come dimostrano le ricche necropoli che lo circondano ) da identificarsi secondo alcuni studiosi con Statonia, città etrusca citata da Plinio e da Vitruvio ,  prefettura romana dopo il 280 a.c . Ma il dibattito scientifico su tale identificazione e' ancora aperto. Centro fiorente a partire dal VII sec.  A.c. e soprattutto nel VI, conobbe nel V una crisi ( sono infatti inconsistenti i dati relativi a questo periodo ), per riprendersi poi nel IV secolo fino in età romana, epoca in cui la città etrusca diventa prefettura e acquisisce il nome tramandatoci : Castrum, accampamento, fortificazione.  

ruderi di edificio

Nel VII sec. d.c. A Castro viene trasferita la sede vescovile di Bisenzio, distrutta dai longobardi.
Nel 749, in seguito alla distruzione della città di Vulci da parte dei Saraceni, Castro ( chiamata allora Castello di Madonna Felicita, nome derivato probabilmente dalla proprietaria del momento), fu' scelta per la nuova sede episcopale.

ruderi di edificio

Dal 1154 il borgo fortificato di Castro entra a far parte del Patrimonio di S. Pietro al quale fu' soggetto, con alterne vicende, fino al 1537, quando la famiglia Farnese lo acquisisce dalla Camera Apostolica, tramite un permuta con Frascati, dopo un tentativo fallito di conquistarlo con la forza nel  1525.