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mercoledì 12 luglio 2017

Camminando la mattina. Il Voltone, Farnese (VT).

Agli amanti del paesaggio e  delle passeggiate consiglio una visita al Voltone. Compreso tra la Selva del Lamone, la linea di confine tra Lazio e Toscana ed il Lago di Mezzano, il Voltone offre la possibilita' di godere di panorami magnifici ed incontri con la fauna della Maremma.

La strada di campagna che parte dalla strada provinciale 117 a circa quattro km dl Voltone






Si prosegue lungo la Selva del Lamone

Aall'ombra dei quercioli fino al Voltone e alle Sorgenti della Nova...


...deviando prima del Voltoncino fino ad entrare nel Comune di Pitigliano



verso Pitigliano


Panorama


La fonte ( qui c'era un capriolo ma sono stato troppo lento a scattare)
Monte Becco

terreno colto Vs. terreno incolto
Al confine guardando l'Amiata

fagianella a passeggio
albero solitario

mercoledì 12 novembre 2014

Le Sorgenti della Nova. Alla ricerca dell'antico nome.

Ci avviciniamo all'inverno e quindi alla stagione ideale per visitare siti archeologici che durante l'estate per l'incuria degli uomini  vengono coperti dall'erba e quindi non possono essere visitati e studiati a fondo.
Le Sorgenti della Nova sono un tipico esempio dei siti presenti nel territorio della Maremma Castrense ma poco noti ai più.
Dal libro di Nuccia Negroni Catacchio e Massimo Cardosa, riporto  oggi un brano che oltre a trattare il  nome del sito, offre anche una serie di informazioni interessanti per gli appassionati del territorio e dei suoi castelli abbandonati.

il territorio circostante al sito archeologico

"Nella storia di un territorio, compaiono speso variazioni di nomi , per cui è difficile a volte ritrovare luoghi o insediamenti citati nei documenti antichi.
Sorgenti della Nova deriva il suo nome dalla ricca sorgente collocata alla base della rupe su cui insiste : così è stato denominato l'abitato subito dopo la sua scoperta, per distinguere il sito dal territorio circostante e per ovviare a una contraddizione tra il termine riportato dal foglio della cartografia IGM ( "La Roccaccia") e quello abitualmente il uso localmente ("Il Castellaccio "). In realtà anche quest'ultimo termine risulta abbastanza recente, in quanto attribuito al luogo per la presenza dei resti di un castello abbandonato e non più esistente negli antichi catasti del territorio di Farnese.


la sorgente
In un primo momento, a un esame sommario dei documenti si era pensato che l'abitato di Sorgenti della Nova fosse da identificare con l'antica Citigliano; in realtà, successivamente, in base a un esame più attento si è potuto ricostruire che il nome antico dell'insediamento era Castiglione.
In un documento datato 11 ottobre 1210, l'imperatore Ottone IV riconosce a Ildebrandino Aldobrandeschi il possesso legittimo sulle terre che furono già del conte Ranieri di Bartolomeo, che quest'ultimo aveva donate nel giugno del 1168 al comune di Orvieto: Pitigliano, Sorano, Vitozza, Sala, Ischia, Farnese, Castiglione, Petrella, Morrano, Castellorso.
Molti documenti di età successiva che riguardano i parenti di papa Paolo III Farnese citano ancora questa località senza però che sia possibile capire dove fossero situate esattamente le terre e il castello di Castiglione.

la torre del castello
Notizie  più certe sono inserite invece nel testamento di Ranuccio Farnese il Vecchio, dettato nel castello di Ischia nel 1450: in esso il nobile destinava al fratello Meo alcuni insediamenti che risulterebbero situati nei pressi di terre tra le quali compaiono anche Castiglione. La Roccaccia, Morrano e Mezzano. Se i resti del castello di Morrano si possono individuare nella località denominata Morranaccio ( lungo il fosso della Nova nel comune  di Pitigliano),  mentre quelli di Mezzano sono vicini al lago omonimo sul monte Rosso, allora il territorio di Castiglione doveva estendersi tra queste due località : proprio dove le reminiscenze più importanti sono quelle di Sorgenti della Nova. il termine "la Roccaccia" indica invece ancor oggi un altro castello abbandonato, sito molto vicino a Sorgenti della Nova, al di là del corso della Valenza in territorio di Pitigliano.
Ad avvalorare la tesi contribuisce un vicino fosso chiamato da chi abita nella zona il "fosso del Castiglione "; infine nel catasto Chigi del 1749 conservato nell'archivio storico di Farnese, si parla di una zona di ruderi di fianco a Pitigliano, detta Castiglione.
Sembra quindi probabile che nel Medioevo questo fosse il nome del castello che insiste sull'abitato di Sorgenti della Nova e che, come accade quasi di regola, una volta abbandonato, divenne il "Castellaccio"."

venerdì 24 ottobre 2014

Gli Aldobrandeschi.

Quando si parla delle potenti famiglie che hanno influenzato, nel bene o nel male, la storia della Maremma Castrense, il pensiero va' subito ai Farnese. In realtà i più potenti signori della Maremma furono gli Aldobrandeschi. Famiglia di origine longobarda, ebbero fin dal VIII secolo in concessione come feudo,  probabilmente dalla Chiesa, Pitigliano ed altri paesi,  che con permute e compravendite ingrandirono fino a comprendere tutta la Maremma grossetana e parte dell'attuale provincia di Siena. Il loro potere duro' fino al 1293 quando la contea passò agli Orsini.

lo stemma con il leone al quale fu aggiunta
mezza aquila
Nel 935 trasferirono la loro residenza da Roselle a Sovana a seguito delle incursioni dei Saraceni. Gli Aldobrandeschi, per un breve periodo, estesero le loro proprietà anche ai paesi della Maremma Castrense, quando il Papa Gregorio VII estese la loro giurisdizione alla Val di Paglia ed alla valle Ontana e di conseguenza ai paesi di Acquapendente, Onano, Proceno, Valentano, Ischia, Farnese, Latera e Montaldo.

Ildebrando di Sovana, Papa Gregorio VII
Della presenza degli Aldobrandeschi nel nord del Lazio rimangono solo pochi documenti e nessuna testimonianza significativa.

lunedì 6 ottobre 2014

Le Vie Cave di Ischia di Castro (VT).

Le Vie Cave, chiamate anche "tagliate", sono percorsi viari a cielo aperto,  scavati   dagli etruschi nelle colline di tufo della maremma del Lazio settentrionale e della parte meridionale di quella grossetana, per collegare  i centri abitati, la campagna coltivata e  le necropoli.

la Via Cava di Castro
la Via Cava che porta alla
sorgente di Settecannelle
Nella loro realizzazione gli etruschi sfruttarono le caratteristiche del tufo che, quando è umido, risulta facilmente lavorabile. Bisogna inoltre tener conto che il livello di percorrenza, era originariamente inferiore a quello attuale e doveva avere una profondità minima sufficiente  a superare le quote di dislivello del terreno. Nel corso del tempo ulteriori lavori di rifacimento e di regolarizzazione dell'erosione del piano di calpestio consumato da carri ed animali, hanno poi portato le Vie Cave ad essere le imponenti trincee che possiamo ammirare attualmente.

nella Via Cava di Castro si notano i diversi
livelli   scavo : quello etrusco in alto e quello
risalente al medioevo con il basolato in basso

il basolato della strada medievale
Alcune  Vie Cave sono certamente riconducibili al sistema viario di epoca etrusca con le tombe a camera che vi si affacciano, altre invece risalgono al medioevo, altre ancora in tale periodo sono state modificate con un'opera di regimazione delle acque e conseguente abbassamento della quota stradale.
All'interno delle Vie Cave  si è sviluppato un microclima che ha creato al condizione ideale per la presenza di varie tipi di felci, edere , muschi e licheni che accrescono ulteriormente la bellezza dei luoghi.

la vegetazione cresciuta lungo la tagliata di Castro

la tagliata nel tufo comi si ammira
percorrendo la via cava
La diversa attenzione allo sviluppo turistico e culturale che il Lazio e la Toscana hanno avuto nei confronti della Maremma, ha portato a i più credere  che le Vie Cave siano riconducibili esclusivamente al grossetano ed in particolare ai comuni di Pitigliano e Sorano. In realtà Vie Cave sono presenti anche nella Tuscia Viterbese e nella Maremma Castrense  come dimostrano le fotografie qui postate, che riguardano quelle di Castro e di Settecannelle nel Comune di Ischia di Castro.

giovedì 21 agosto 2014

Il saccheggio di Castro del 1527.

La città di Castro e' nota per la sua distruzione avvenuta nel 1649 su ordine del Papa Innocenzo X, che comportò l'esordio dei suoi abitanti e la totale demolizione degli edifici. Non fu' però questo l'evento più' cruento nella storia della città , quanto piuttosto il saccheggio avvenuto nel dicembre del 1527 ad opera di Galeazzo Farnese incaricato dal Papa Clemente VII. All'epoca Castro era sotto il controllo della Santa Sede ma, per la sua posizione strategica, era particolarmente ambita dalla famiglia Farnese che possedeva la maggior parte dei territori circostanti. Approfittando degli eventi che portarono al sacco di Roma, i Farnese tentarono quindi di impadronirsi della città innescando una serie di complotti e tradimenti che portarono al più grave eccidio nella storia della città. Il cardinale Alessandro Farnese, futuro Papa Paolo III, dopo aver convinto le più importanti famiglie castrensi a mettersi sotto il patrocinio del figlio Pierluigi ed a consegnargli il possesso della comunità, con le sue truppe occupò Castro e la tenne fino all'ottobre del 1527 quando dovette abbandonarla sotto la minaccia di scomunica e di confisca dei beni da parte del Papa Clemente VII.

Pierluigi Farnese
 Il vescovo cittadino ordino' allora a Ludovico Orsini, Conte di Pitigliano di conquistare la città , di saccheggiarla e perseguitare i sostenitori dei Farnese. Nonostante il grande dispiego di truppe, il tentativo , vuoi per l'imprendibilita' dela città , vuoi per la tenacia dei suoi abitanti, fallì. Questa resistenza, interpretata come un tradimento, convinse il Papa ad ordinare, questa volta  a Galeazzo Farnese,  un nuovo tentativo di prendere Castro e punirla. Galeazzo, organizzò dunque un esercito composto per lo più da mercenari corsi e, con il determinante tradimento della comunità sovanese  se che viveva a Castro, riuscì il 28 dicembre ad impadronirsi della città. Il permesso di saccheggio accordato alle truppe attrasse oltre ai corsi, anche i pitiglianesi, i sorianesi, i farnesiani ed i montalnesi, che si abbandonarono alla depredazione ed alla distruzione, tanto che non vi fu' nessuna famiglia castrense che non conto' la perdita di almeno una persona cara.  Vennero inoltre confiscati i beni,il bestiame e devastati i campi. 

Paolo III
Tutto questo portò dunque ad un periodo di grande povertà che finì solo quando nel 1537 , Alessandro Farnese, divenuto Paolo III, dopo aver permutato  Castro con Frascati ed aver costituito il Ducato  ne fece la capitale.

venerdì 8 agosto 2014

La presenza degli Ebrei a Castro. Da " All'indomani del Concilio di Trento" di Carlo Nanni.

Nei piccoli centri e staterelli autonomi al confine dello Stato della Chiesa ( Ducato di Castro e di Farnese-Latera dei Farnese , Contea dei Monaldeschi della Cervara ), così come in quelli confinanti della Toscana ( Contea degli Orsini di Pitigliano e Sorano, Contea degli Sforza di Santafiora, Contea di Castellottieri ), gli ebrei avevano trovato , tra il secolo XVI e XVII , un ambiente a loro abbastanza favorevole, più che nello Stato Pontificio e in quello Mediceo.

Castro
foto by wikipedia
 Furono per loro le "città rifugio", come ebbe a dire un medico ebreo David De Pomis. A Castro, un gruppo di famiglie ebree tenevano banco, praticavano il commercio, esercitavano la professione di medico , coltivavano terreni e tenevano botteghe artigianali.
La mobilitazione verso questi staterelli si intensifico' in seguito alle bolle papali di Paolo IV nel 1555 e di Pio V nel 1569, che imponevano agli ebrei la vendita del loro beni immobili, il segno giallo di riconoscimento sugli abiti , la proibizione dell'esercizio medico ed il commercio dei beni alimentari di prima necessità, nonché la loro espulsione dallo Stato Pontificio o la loro segregazione nei ghetti di Roma e Ancona.

Paolo IV
foto by vaticanotours.com
Pio V
foto by wikipedia
 Forse per motivi di alleanza o di buon vicinato, la legislazione antiebraica ebbe una parallela recrudescenza anche nel Granducato di Toscana. Il Vescovo Lorenzo Celsi, in una relazione "ad limina " del 1593-94, parla di circa 25 famiglie di Ebrei presenti  a Castro. Abitavano in un vasto ghetto fatto appositamente costruire per loro da Pierluigi Farnese. Dall'Annibali si arguisce che il Ghetto doveva essere nella parte di Castro più vicina all'attuale santuario del S.S. Crocifisso. Il cimitero ebraico era vicino ai Molini di Castro nella valle dall'altra parte dell'Olpeta.

il ghetto di Pitigliano
detto la Piccola Gerusalemme
Si può supporre che dopo la distruzione di Castro, gli ebrei si siano rifugiati nella vicina Pitigliano dove era già presente una nutrita colonia, chiamatavi dagli Orsini dopo il 1571 per tenere banco, cioè commercio.

lunedì 30 giugno 2014

Gli studi di Ferrante Rittatore Vonwiller.

Ferrante Rittatore Vonwiller e Turiddo Lotti sono due tra i ricercatori che negli anni trenta e quaranta, con maggior passione si impegnarono nello studio del nostro territorio. 
Ferrante Rittatore nacque a Milano il 2 febbraio 1919 e già da ragazzo, incoraggiato dalla madre Dora Vonwiller, mostrò un'innata passione per l'archeologia. A soli 15 anni partecipò alla compilazione della Carta archeologica della Maremma. Concluso nel 1937 il liceo classico,  pubblicò Strade nel Chianti Settentrionale e Resti etrusco-romani nell'Aretino sulla rivista Studi Etruschi. In un suo contributo alla Carta Archeologica d'Italia del 1939,  prese in considerazione la zona  tra Pitigliano e la parte settentrionale della Selva del Lamone. Nel suo testo compare una prima descrizione degli antichi pagi della Roccaccia, del Morranaccio, di Castelfranco, del Podere La Grascia, oltre al ricordo di ritrovamenti ceramici e tombe romane al Voltoncino, al Fontanile di Valderico, al Pian di Lance, a Monte Fiore, a Poggio Luccio al Fontanmile di Pantalla, al Pian Morrano. 
Nel 1941, insieme a Turiddo Lotti,  esperto conoscitore dei luoghi ed appassionato all'archeologia, pubblicò un secondo importante contributo, nelle intenzioni degli autori funzionale  alla redazione della Carta Archeologica. Grazie ai loro studi, abbiamo oggi, oltre alla descrizione delle tombe e dei reperti provenienti dalla necropoli di Castro, anche informazioni sulla presenza di tombe a loculo e a nicchia rupestre di epoca tardo romana, collegate con tagliate stradali a nord della chiesa del Crocifisso, insieme ad altre a camera con loculi e fosse.
I due studiosi individuarono inoltre nuclei di sepolture etrusche , ellenistiche e romane, lungo le strada per Manciano passante per Ponte S. Pietro, durante i lavori per la costruzione della strada Farnese-Pitigliano, e nei pressi di Ischia di Castro. 
Nel 1975 gli venne conferita la cittadinanza di Ischia di Castro. Nel 1976, dopo aver lasciato l'insegnamento per dedicarsi al riordino dei risultati della sua vita di ricercatore, morì a causa di un'ulcera perforata.
Il  Museo Civico Archeologico " Pietro e Turiddo Lotti", di Ischia di Castro, ha dedicato a Ferrante Rittatore Vonwiller la sala di apertura, con reperti del paleolitico superiore e neolitico rinvenuti nella Grotta di Settecannelle e materiali di varia provenienza dell'eneolitico e dell'età del bronzo.











domenica 22 giugno 2014

Archeoastronomia. Il solstizio di inverno a Poggio Rota.

L'archeoastronomia e' la scienza che studia i reperti archeologici che ci tramandano il ricordo dell'attività di osservazione e studio dei corpi celesti portata avanti da individui appartenenti alle culture antiche.
L' osservazione del cielo   rivesti'un ruolo di primaria importanza presso le antiche popolazioni, ancor prima della formazione di vere e proprie civiltà. La celebrazione del solstizio d'inverno era una pratica diffusa in tutta Europa poiché era vista come il momento della rinascita del Sole e della Madre Terra che, dopo il periodo del freddo e delle tenebre, si preparava al tempo della luce ed dell'abbondanza.
In agricoltura, questo coincideva con la previsione dei tempi delle futura semina, che presso le antiche culture avveniva in primavera, in modo da poter avere il raccolto prima dell'inizio del successivo inverno.
Le feste del solstizio rappresentavano in pratica, la vittoria del Sole sulle tenebre in quanto questo, inverte il moto apparente dei suoi punti di vista al sorgere ed al tramonto sia all'orizzonte astronomico che a quello naturale locale, descrivendo giorno dopo giorno archi apparenti sempre più ampi sulla sfera celeste, i quali culmineranno con la massima altezza al successivo solstizio d'estate. Erano i quindi sacerdoti che presso le varie culture, a seguito di osservazioni astronomiche , prevedevano la data per favorire le celebrazioni delle feste e dei riti propiziatori del solstizio .

Planimetria con gli allineamenti più significatici
foto by www.duepassinelmistero

 A Poggio Rota questo fu' possibile intorno al 2300 a.C., grazie alle osservazioni del tramonto del Sole attraverso una fenditura appositamente realizzata su un monolito.
Al solstizio d'inverno, il Sole raggiunge la sua minima declinazione , pari a -23.5 gradi. Questa e' la ragione per cui le giornate sono molto corte e le notti molto lunghe. Per gli antichi questo era il momento drammatico, durante il quale la natura era come sospesa in una morte simbolica. Morte del Sole e della luce che erano considerate divinità fecondatrici, apportatrici di calore e quindi di vita e di benessere.

la fenditura dalla quale i sacerdoti osservavano
il moto solare
 Il giorno del solstizio d'inverno rappresentava dunque un'inversione di tendenza, il momento nel quale il Dio Sole tornava a crescere ed a manifestare di nuovo il suo potere. Questo periodo dell'anno veniva quindi festeggiato con grandi fuochi ad illuminare la notte, per incoraggiare il ritorno della luce, e con essa della vita e della fertilità. In particolare a Poggio Rota era possibile seguire il moto apparente del Sole già un mese prima del solstizio, in modo da poter preparare per tempo i riti e le celebrazioni.

sabato 21 giugno 2014

Escursione a Poggio dell'Ovo e a Poggio Rota.

Interessante escursione ai siti arcaici di Poggio dell'Ovo nel comune di Sorano e di Poggio Rota nel comune di Pitigliano. La giornata e' iniziata con la visita di Poggio dell'Ovo, un sito archeologico posto su un costone  tufaceo dal quale si gode un meraviglioso panorama. Il sito datato all'epoca della civiltà del Rinaldone, si ritiene legato al culto della Dea Madre. 

Poggio dell"Ovo 

riflessioni 
Abbiamo notato sulla roccia delle evidenti lavorazioni fa le quali spicca un altare, una vasca rituale scolpita con una sagoma che ricorda quella della Dea, puntatori astronomici a numerosissime coppelle che richiamano la volta celeste con le stelle ed i pianeti.

i cani di Dominique si interessano alla
vasca della Dea Madre

vasca della Dea Madre

altare

nicchia scavata dietro l"altare

Sorano visto da San Rocco
Dopo una veloce puntata a Sorano ed una sosta nell'area di San Rocco, il gruppo si è diretto verso Pitigliano per poi raggiungere Poggio Rota e più precisamente il sito archeologico risalente al 2.500 a.C., noto come la Stonehenge italiana. Si tratta di una postazione astronomica ricavata dallo scavo di  un blocco di tufo, che ha lasciato un circolo di monoliti alti circa cinque metri, nel quale furono stabiliti almeno due allineamenti astronomicamente significativi : uno che riguarda la direzione del Polo Nord ed uno secondo la direzione del tramonto del sole al solstizio d'inverno attraverso fenditure scavate artificialmente.

i monoliti di Poggio Rota

dimensioni

divergenti teorie

il giusto riposo

puntatore Polo Nord

puntatore sul tramonto del sole
al solstizio di inverno
Dopo essersi abbeverati alla fonte della scienza e dell'archeoastronomia, il povero, assetato, accaldato gruppo si è' diretto verso il vicino  fiume Fiora per un rigenerante bagno.

mercoledì 18 giugno 2014

Siti arcaici : Poggio dell'Ovo e Poggio Rota.

L'Associazione culturale i Lentischi, ha organizzato nella giornata di sabato 21 giugno un'escursione nei siti arcaici di Poggio dell'Ovo e Poggio Rota. Per le persone che vorranno partecipare, ed anche per chi non potrà intervenire, credo sia interessante fornire qualche informazione sui luoghi che andremo a visitare.
Poggio dell'Ovo.
Poggio dell'Ovo è uno sperone diroccia tufacea che si trova , separato dal fiume Lente, di fronte al paese di Sorano, in provincia di Grosseto, sul cui apice, si trova un pianoro disseminato di tracce antropiche.

Sorano visto da Poggio dell'Ovo.
Tali  manufatti, sono stati assimilati ad altri trovati nel territorio e quindi datati approssimatamente all'epoca arcaica. I manufatti, trai quali  delle "coppelle", sono allineati in modo da far pensare che la loro posizione fosse funzionale a cerimonie legate ai solstizi o all'allineamento dei pianeti.

puntatore astronomico
A fianco del "solium" si trova un avasca che potrebbe essere legata a riti matrimoniali o riferimenti al parto.

Vasca
Poggio Rota.
Poggio Rota si trova invece nel Comune di Pitigliano, anch'esso nella Provincia di Grosseto. E'costituito da un circolo di pietre naturali di origine tufacea costellati da fori dovuti sia al raffreddamento originale della pietra vulcanica, sia da tracce di lavorazione e lisciatura di origine antropica.

Poggio Rota
fenditura nella roccia
fori nei monoliti

 La presenza di un puntatore astronomico allineato sul Polo Nord celeste e di un allineamento secondo la direzione di tramonto del Sole al solstizio d'inverno, attraverso una fenditura, fanno sospettare che il sito possa essere stato un antico luogo sacro e/o di osservazione astronomica.