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venerdì 24 ottobre 2014

Gli Aldobrandeschi.

Quando si parla delle potenti famiglie che hanno influenzato, nel bene o nel male, la storia della Maremma Castrense, il pensiero va' subito ai Farnese. In realtà i più potenti signori della Maremma furono gli Aldobrandeschi. Famiglia di origine longobarda, ebbero fin dal VIII secolo in concessione come feudo,  probabilmente dalla Chiesa, Pitigliano ed altri paesi,  che con permute e compravendite ingrandirono fino a comprendere tutta la Maremma grossetana e parte dell'attuale provincia di Siena. Il loro potere duro' fino al 1293 quando la contea passò agli Orsini.

lo stemma con il leone al quale fu aggiunta
mezza aquila
Nel 935 trasferirono la loro residenza da Roselle a Sovana a seguito delle incursioni dei Saraceni. Gli Aldobrandeschi, per un breve periodo, estesero le loro proprietà anche ai paesi della Maremma Castrense, quando il Papa Gregorio VII estese la loro giurisdizione alla Val di Paglia ed alla valle Ontana e di conseguenza ai paesi di Acquapendente, Onano, Proceno, Valentano, Ischia, Farnese, Latera e Montaldo.

Ildebrando di Sovana, Papa Gregorio VII
Della presenza degli Aldobrandeschi nel nord del Lazio rimangono solo pochi documenti e nessuna testimonianza significativa.

lunedì 20 ottobre 2014

La diocesi di Castro nell'età feudale e comunale.

Prosegue la storia di Castro nel periodo feudale, grazie ad  alcuni stralci del libro di Carlo Nanni "Castro e il suo Santo Vescovo" che trattano la storia dell'organizzazione del territorio castrense nel periodo medievale nell'ottica dell'organizzazione della sua diocesi.
Gli sviluppi della diocesi.
Con l'affermazione del sistema comunale, ritornano in primo piano le città e le comunità territoriali, le "terre": spesso in contrasto con i baroni proprietari dei castelli o di rocche del contado. Anche l'organizzazione ecclesiastica si riferì alle città, alle terre e ai castelli. Così fu anche per Castro, che ben presto assurse a Comune autonomo delle terre del Patrimonio, oltre che a riconosciuta Città sede vescovile. 
La configurazione della diocesi nell'età feudale e comunale.
Un documento significativo è dato dall'elenco della diocesi chiamate a pagare la decima alla Santa Sede. A pagare , oltre all'episcopato e i canonici dalla città di Castro, sono i preti e i chierici delle chiese di S. Pietro, S. Clemente e S. Salvatore di Latera; 

la Pieve di S. Clemente a Latera

di S. Sisto, S. Angelo e S.Donato e del monastero di sant'Agostino di Montalto ; di S. Giovanni di Valentano; della chiesa di Morrano ; di quattro chiese di Canino ; della chiesa di Mezzano ; della chiesa di Montauto ; della chiesa di s. Ermete di Ischia ; della chiesa di S.Nicola di Capalbio ; della chiesa di Farnese.

la chiesa di S. Giovanni di Valentano

 In quest'elenco non sono citate le chiese di Manciano, ma nell'elenco dei preti che pagano la decima sessennale c'è un presbiterio Benecasa de Mancano .

martedì 14 ottobre 2014

L'organizzazione diocesana alto-mediovale ed il fenomeno dell'accastellamento ( di Carlo Nanni ).

Tratto dal libro di Carlo Nanni, " Castro e il suo Santo Vescovo", questo brano descrive l'organizzazione politico-religiosa alto medievale ed il fenomeno dell'incastellamento che ha poi determinato lo sviluppo di molti centri della maremma castrense.
"A tutt'oggi mancano notizie certe sulla situazione iniziale della diocesi di Castro, pur ammettendo unanimemente che essa ha origini antichissime." " il Kehr, riportava dagli archivi vaticani, una bolla di papa Paolo II datata 14 novembre 1465, in cui il papa lamentava che non esistessero lettere originali sulla fondazione della Chiesa castrense ..." . "In essa si confermavano le possessioni dell'episcopato dei santi Savino e Pancrazio di Castro. Si parla di una chiesa di san Pancrazio in Castro, in cui è la sede episcopale, di una pieve di San Pietro in Vulci, e varie altre pievi e chiese. Molte di esse sono oggi difficilmente localizzabili. Alcune comunque appaiono circoscrivibili a località nei territori di Montalto, di Pescia, di Canino, di Musignano, di Castellardo, di Pian di Morrano, di Bisenzio, di Latera, di Manciano, del ponte della Badia di Regisvilla ( l'antico porto di Vulci), di Ischia. A Ischia è forse anche situabile "l'ecclesiam sancti Angeli in Parti".

il castello della Badia a Vulci
le rovine di Castellardo
Ischia di Castro
Ma il documento è anche interessante perchè attesta , una situazione di passaggio dall'organizzazione diocesiana fatta prevalentemente di pievi ( tipica del fine impero romano e dell'alto medioevo longobardo), a quella basata sui castelli e terre ( tipica dell'età feudale ).
Alla fine del periodo dell'impero romano e nel periodo gotigo-longobardo, sulle città prevalevano le ville dei latifondi e i villaggi rurali.

la villa romana-gotica della Selvicciola
Alla chiesa cattedrale nella città, facevano corona nella campagna le pievi, le chiese delle "plebes" che avevano il fonte battesimale. In tal modo le pievi assurgevano a vere e proprie "succursali" della chiesa cattedrale, dove , originariamente, era esclusivamente il battistero. A loro volta le pievi erano coronate da una fitta rete di chiese e cappelle dipendenti.
Ma verso al fine del periodo longobardo e con l'affermarsi del sistema feudale, il punto di riferimento diventò il castello, abitato o comunque di proprietà del feudatario : il fenomeno è conosciuto come processo di "accastellamento". Oltre la città, la diocesi viene a conglobare terre, castelli, fortezze, masserie, ville, villaggi, casali, borghi e fondi.
Il castello spesso conglobò dentro di sè la pieve  o la chiesa parrocchiale o in altri casi coabitò con essa, che era sita nel borgo, appena fuori o attorno o nelle adiacenze del castello.Altre volte la soppiantò, destinandola ad un lento deterioramento o abbandono, se sita più lontano, nelle campagne distanti dal castello.

Valentano


Latera - pieve di S. Clemente
Così ad esempio, nel circondario della diocesi di Castro, il Castello di Valentano, sorto dopo il 1503, ha la pieve "extra Castrum". Invece il castello di  Latera si è sviluppato attorno alla pieve di san Clemente tra il X ed il XI secolo.

sabato 4 ottobre 2014

L'Olpeta, il fiume che scorre nel tufo.

In questo periodo di siccita' e caldo africano ripropongo questo vecchio post, per ricordarci che bene prezioso da salvaguardare e' l'acqua.
La Maremma Castrense deve la sua storia ai corsi d'acqua che lo attraversano ed hanno attratto e creato  le condizioni di vita e di sviluppo per  esseri umani ed animali dalla preistoria ai giorni nostri. L'Olpeta nasce come emissario del lago di Mezzano nel comune di Valentano  e dopo un corso di 32 km.  attraverso  la Selva  del Lamone nel comune di Farnese, si immette nel fiume Fiora  nei pressi del ponte San Pietro nel comune di Ischia di Castro.

la cascatella del Pelico Tonno 
la cascata del Salabrone con il suo salto di 15 ml.
 Il suo percorso , nascosto da una fitta vegetazione, e' caratterizzato da una serie di salti e cascate tra le quali quelle del Pelico Tonno e sopratutto del Salabrone, che ne fanno una meta per appassionati di canoa e trecking  fluviale.

il tratto finale del fiume nei pressi del Ponte San Pietro

il fiume attraversa una fitta vegetazione che lo
nasconde per gran parte del suo percorso

la vecchia centrale idroelettrica nei pressi
della cascata del Salabrone
Le acque , almeno nel primo tratto che attraversa il parco Regionale del Lamone, sono ancora limpide e pure ed ospitano esemplari di lontra e l'ormai rarissimo gambero di fiume.

il letto di tufo del fiume nei pressi di Castro
il tufo eroso dalla acque del fiume











L'aspetto che maggiormente mi attrae dell'Olpeta e' pero costituito dal letto , che lungo il suo percorso, il fiume ha scavato nel tufo  creando striature profonde e piccoli spettacolari salti nei pressi di Santa Maria di Sala e dell'antica città di Castro.

domenica 20 luglio 2014

Tira dritto e fa' bon solco. Valentano (VT), 25 luglio.

Il 25 luglio a Valentano,  nel chiostro del Museo della preistoria e della Rocca Farnese, verrà proiettato il film di Marco D'Aureli e Marco Marcotulli su una tradizione che a Valentano si tramanda da ancor prima del cristianesimo.


martedì 24 giugno 2014

George Dennis e le prime ricerche erudite.

George Dennis fu un diplomatico ed esploratore britannico, noto soprattutto per le sue importanti scoperte archeologiche nel territorio dell'Etruria.

George Dennis.

Egli fù un viaggiatore,  appassionato della topografia e dell'archeologia, tra i primi a percorrere il territorio della maremma castrense già durante i suoi viaggi negli anni 1842-1847. Quando arrivò ad Ischia di Castro, ne riconobbe le origini etrusche dalle numerose tombe che vide sui costoni circostanti, anche se tutte riutilizzate e trasformate. Scrisse un trattato  nel quale,  scrisse  delle precedenti ricerche compiute anni prima da Campanari di Tuscania, di alcune interessanti  emergenze come quella di Piansano oltre ad   annotazioni e testimonianze della vita di tutti i giorni negli allora minuscoli paesi di Ischia di Castro e di Farnese. 


Ischia di Castro (VT)


Farnese (VT)

Incuriosito dai racconti della gente del luogo visitò le rovine di Castro, lasciandone  poi una descrizione romantica ed allo stesso tempo orrifica : ".... uno dei (luoghi) più lugubri che ricordo in Etruria " ; e "....in nessuna località il passato oscura lo spirito con più profondo terrore ". Sulla base del nome e della teoria di Cluverio, ritenne che Castro fosse un sito di origine romana e formulò, comunque con riserva, la teoria che si trattasse dell'antica Statonia. 


rovine di Castro (VT)

Riguardo a Valentano, data l'assenza di tracce antiche  , confutò la teoria di I. Canina,  allora in voga,  che si trattasse del Fanum Volumnae , mentre,  dirigendosi verso Pitigliano, vide il Lago di Mezzano che identificò con il Lacus Statoniensis.