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sabato 5 agosto 2017

Ponte San Pietro. Ischia di Castro (VT).

Lungo il corso del fiume Fiora, in prossimita' di Ischia di Castro, a poca distanza dalla linea di confine con la Toscana, si puo' ammirare questo bellissimo ponte romano.
Nei suoi pressi l'archeologo Rittatore Vonwiller scopri' una necropoli protovillanoviana,  tombe a grotticella artificiale risalenti alla cultura del Rinaldone, tra le quali spicca la "tomba della vedovella", in cui una giovane donna con il cranio fracassato, e' stata disposta ai piedi di un guerriero circondato da armi.
Anche questo e' un luogo che merita di essere rivalutato dal nuovo parco archeologico.


mercoledì 8 aprile 2015

Sorgenti della Nova ( Farnese - VT ). #1

Dopo aver visitato Castellardo nel Comune di Canino, tipico esempio di fortificazione risalente al X secolo d.C.,  il gruppo dei Lentischi propone per sabato 25 aprile il sito protostorico di Sorgenti della Nova nel Comune di Farnese.
Sarà questo un balzo all'indietro nel tempo che ci riporterà alla fase tarda dell'età del Bronzo Finale, tra il XI ed il X secolo a.C..

la sorgente ai piedi della rupe tufacea
Sorgenti della Nova, prendono il nome da una ricca sorgente naturale che sgorga ai piedi del costone di tufo che ospita l'abitato protostorico  ed è, per ampiezza e ricchezza di testimonianze, uno dei luoghi più importanti per lo studio del particolare momento che portò al completamento del processo di  formazione della nazione etrusca.
In un pianoro alla sommità del costone tufaceo, sono ubicate delle piccole abitazioni con la base incassata nel tufo e l'elevato in materiale deperibile che ospitavano singoli nuclei familiari ; sui fianchi della rupe, sono visibili terrazzamenti e numerose grotte artificiali destinate sia ad abitazione che a luoghi di culto e servizi. I terrazzamenti antistanti ospitavano invece grandi abitazioni a base ellittica con fondazioni su canaletta in grado di ospitare contemporaneamente famiglie allargate o più nuclei familiari.
Si ritiene che questo  insediamento difeso naturalmente, si inserisca in un fenomeno più generale, tipico di quest'area al confine tra Toscana e Lazio che, dalla metà del secondo millennio a.C. , ha visto lo spopolamento dei precedenti villaggi sparsi nel territorio ed un'occupazione progressiva dei pianori sulla sommità delle rupi di tufo.

il territorio circostante visto dal pianoro
alla sommità delle rupe.

E' questa l'ipotesi più convincente circa  la nascita di alcuni centri protourbani , governati da ceti gentilizi, in grado di dominare territori più o meno estesi.
Sorgenti della Nova, come tutti gli altri insediamenti su rupe del Bronzo Finale, venne abbandonata tra la fine del X e l'inizio del IX secolo a.C., per il processo che portò al concentramento della popolazione   e quindi alla fondazione delle future città etrusche.

mercoledì 19 novembre 2014

Gli Etruschi e la lavorazione del bronzo.

Lo sviluppo dell'economia etrusca passò attraverso lo sfruttamento ed il controllo delle aree minerarie presenti nei loro  territori. In particolare ferro e bronzo vennero sfruttati da artigiani specializzati nella realizzazione di armi, strumenti di lavoro ed oggetti di prestigio. Nel tempo gli etruschi svilupparono due tecniche principali per la lavorazione dei metalli : il metodo a "cera persa" e quello a forme separabili e riutilizzabili,  a seconda dell'oggetto da costruire.


Per gli oggetti  piccoli si utilizzava la fusione piena nella quale il modello veniva realizzato di volta in volta a mano libera , mentre  per oggetti più grandi quella cava che permetteva anche un notevole risparmio di bronzo.  La tecnica indiretta, adottata successivamente, consisteva nella realizzazioni di matrici negative in gesso e terra,  all'interno delle quali veniva colata cera, che poi, attraverso canali o inglobando il modello in un mantello esterno di terra, veniva sciolta e sostituita da bronzo fuso al crogiolo. Le due tecniche talvolta erano usate contemporaneamente dando vita ad una tecnica mista.La tecnica di fusione a cera persa prevedeva la preparazione di un nucleo di terra, intorno al quale veniva modellata in cera la figura desiderata ed il bronzo veniva colato nell'interstizio vuoto.
Terminato il lavoro il bronzo veniva rifinito eliminando il materiale in eccesso e pulito con un'opera di raschiatura e levigatura con pietra pomice o raschietto metallico.
Il lavoro artigianale veniva spesso tramandato di padre in figlio e le matrici venivano quindi conservate e trasmesse di generazione in generazione.

lunedì 6 ottobre 2014

Le Vie Cave di Ischia di Castro (VT).

Le Vie Cave, chiamate anche "tagliate", sono percorsi viari a cielo aperto,  scavati   dagli etruschi nelle colline di tufo della maremma del Lazio settentrionale e della parte meridionale di quella grossetana, per collegare  i centri abitati, la campagna coltivata e  le necropoli.

la Via Cava di Castro
la Via Cava che porta alla
sorgente di Settecannelle
Nella loro realizzazione gli etruschi sfruttarono le caratteristiche del tufo che, quando è umido, risulta facilmente lavorabile. Bisogna inoltre tener conto che il livello di percorrenza, era originariamente inferiore a quello attuale e doveva avere una profondità minima sufficiente  a superare le quote di dislivello del terreno. Nel corso del tempo ulteriori lavori di rifacimento e di regolarizzazione dell'erosione del piano di calpestio consumato da carri ed animali, hanno poi portato le Vie Cave ad essere le imponenti trincee che possiamo ammirare attualmente.

nella Via Cava di Castro si notano i diversi
livelli   scavo : quello etrusco in alto e quello
risalente al medioevo con il basolato in basso

il basolato della strada medievale
Alcune  Vie Cave sono certamente riconducibili al sistema viario di epoca etrusca con le tombe a camera che vi si affacciano, altre invece risalgono al medioevo, altre ancora in tale periodo sono state modificate con un'opera di regimazione delle acque e conseguente abbassamento della quota stradale.
All'interno delle Vie Cave  si è sviluppato un microclima che ha creato al condizione ideale per la presenza di varie tipi di felci, edere , muschi e licheni che accrescono ulteriormente la bellezza dei luoghi.

la vegetazione cresciuta lungo la tagliata di Castro

la tagliata nel tufo comi si ammira
percorrendo la via cava
La diversa attenzione allo sviluppo turistico e culturale che il Lazio e la Toscana hanno avuto nei confronti della Maremma, ha portato a i più credere  che le Vie Cave siano riconducibili esclusivamente al grossetano ed in particolare ai comuni di Pitigliano e Sorano. In realtà Vie Cave sono presenti anche nella Tuscia Viterbese e nella Maremma Castrense  come dimostrano le fotografie qui postate, che riguardano quelle di Castro e di Settecannelle nel Comune di Ischia di Castro.

lunedì 29 settembre 2014

La Maremma Castrense terra di contrabbando durante il Risorgimento.

Tratto da "Terra e unità - Ischia di Castro nel Risorgimento" di Maura Lotti, questo brano offre l'immagine di questa terra di confine, tra Toscana e Lazio durante il Risorgimento.
Terra di confine
Contrabbandieri, attivisti ed emigranti.
Il contrabbando delle armi o del materiale rivoluzionario era un surplus a quello principale delle granaglie per la questione della tassa sul macinato : si portava il grano a macinare in Toscana e si faceva rientrare farina esentasse in territorio pontificio.

il Voltone, terra di confine tra Lazio e Toscana

Questo commercio era particolarmente favorito dagli oppositori del governo in quanto rappresentava una ripercussione sfavorevole per le casse papali. Inoltre tale traffico collaudato si prestava bene come mezzo per far entrare nel patrimonio di San Pietro non solo stoffe rosse, bianche e verdi, armamenti e stampe antipapali, ma anche attivisti ne soldati in "camicia rossa". Le Bande Garibaldine che entrarono nel Territorio Pontificio erano tutte accompagnate da guide locali che sapevano bene dove far passare le varie compagnie o i gruppi di volontari e dove alloggiarli.
Trafficanti, briganti o presunti filoitaliani ( i Bocci, lo stesso Domenico Tiburzi o Alessasndro Gavazzi) venivano assoldati come scout. Dopo il 1861, vista la vulnerabilità della frontiera, l'inadeguatezza delle Forze e data la  stessa corruzione che aleggiava tra i finanzieri doganali Pio IX promise un premio di 50 scudi a chi avesse fatto catturare i contrabbandieri.

la vecchia stazione pontificia del Voltone
La strada che allora passava per la dogana del Voltone sembrava fatta apposta per facilitare il contrabbando. Attraversava e lambiva due zone in cui la dispersione era favorita da due macchie, quella del Lamone e quella del Voltone, pressochè impenetrabili da chi non ne fosse più che esperto conoscitore.

la macchia del Lamone con i suoi sentieri
Macchie che rappresentavano una sorta di cuscinetto posto tra i due stati ; infatti all'interno vi erano, ed in parti vi sono tutt'oggi, sentieri che uniscono direttamente la Toscana e territori papalini di Ischia o Farnese, senza lambire le allora strade principali.
I moti del 60 si spensero e in un proclama del 1860 venne ordinato di sospendere le operazioni rivoluzionarie ed attendere l'imminente fine del governo pontificio. Molti appartenenti della Lega dei Comuni prenderanno la via dell'esilio, e tra questi un folto gruppo di farnesani e di ischiani.

venerdì 26 settembre 2014

L'Eneolitico nel territorio di Ischia di Castro (VT).Tratto da uno scritto di Giuditta Gatteschi.

"Durante tutto l'Eneolitico, dalla metà circa del IV fino agli ultimi secoli del III millennio a.C. In cronologia calibrata, il territorio di Ischia di Castro e' caratterizzato essenzialmente dalla presenza delle necropoli riconducibili alla Cultura del Rinaldone di cui con certezza, si ne conoscono almeno otto.
La cultura del Rinaldone, dal nome della località nei pressi di Montefiascone ( Viterbo ) dove nel 1903 furono scoperte le prime tombe, era diffusa durante tutto l'Eneolitico nell'area centrale tirrenica fra Toscana meridionale e Lazio settentrionale, con una massima concentrazione lungo la valle del medio corso del fiume Fiora, oltre che nell'area sud-orientale del territorio di Roma a sud del Tevere.
Essendo praticamente sconosciuti contesti di abitato associati alle necropoli, o ad esse riconducibili, sembra essere assodato che l'elemento caratterizzante della cultura sia proprio la tipologia delle necropoli, formate da un numero variabile di ambienti ipogei artificiali denominati "tombe a forno" e tutti gli aspetti del complesso rituale funerario che in essi si manifestano. Per la cultura del Rinaldone  agli ormai accurati studi di cronologia relativa, basati sia sui materiali ceramici sia sulle produzioni metallurgiche, corrispondono purtroppo pochi riferimenti in termini di cronologia assoluta. "

vaso a fiasco trovato in Loc. Chiusa D"Ermini
Museo Civico di Ischia di Castro

vaso a fiasco trovato in Loc. Ortaccia
Museo Civico di Ischia di Castro

asce a martello trovate in Loc. Ortaccia
Museo Civico di Ischia di Castro

punte di freccia trovate in Loc. poggio Volparo
Museo Civico di Ischia di Castro
Le necropoli presenti nel territorio di Ischia di Castro sono state scoperte in un arco temporale compreso tra il 1941 ed il 1994 e sono localizzate in Loc. Pianizza presso il Ponte San Pietro sul fiume Fiora,  in Loc. Chiusa d'Ermini nei pressi del Fosso della Paternale in direzione di Vulci, presso il Fosso delle Fontanelle, la necropoli di Crognoletto dell'Arsa e Poggio Volparo, in Loc. Ortaccia, nei pressi della villa romana della Selvicciola e per ultima in Loc. Fontanile di Raim.

giovedì 28 agosto 2014

L'isola Martana e la storia di Amalasunta regina dei Goti.

Chiunque decida di fare una gita in barca sul lago di Bolsena, avvicinandosi all'Isola Martana, può notare la targa che nel 1994, il Comune di Marta affisse su una parete dell'isola, in ricordo della nascita della regina Amalasunta.

isola Martana
due delle tre abitazioni private 
Figlia di Teodorico, Amalasunta nacque a Ravenna nel 495/500 d.C. e fu' una donna di grande intelligenza e cultura. Alla morte del padre, essendo il figlio Alarico ancora troppo giovane,  assunse la reggenza ed iniziò a perseguire una politica di moderazione ed avvicinamento alla cultura ed alla tradizione romana che ben presto le alienarono la simpatia e l'appoggio dell'aristocrazia gota. Iniziò per lei un periodo di scontri e congiure tese a toglierle le cure e l'educazione del figlio e che la porto' a stringere rapporti sempre più stretti con Giustiniano I nella prospettiva di fuggire a Costantinopoli portando con se il tesoro ostrogoto.

ritratto di Amalasunta
moneta forgiata durante la sua reggenza
Alla morte del figlio Alarico avvenuta nel 534 d.c., Amalasunta penso' di poter salvare il suo governo sposando il ricco  e potente cugino Teodato, all'epoca padrone della Toscana. Purtroppo , il matrimonio  andò in direzione opposta a quelle che erano le aspettative di Amalasunta, che ben presto dal marito si vide strappare il potere, assassinare i parenti e , dopo essere stata  convinta a visitare i possedimenti in Toscana, imprigionata nell'isola Martana nel bel mezzo del Lago di Bolsena dove venne assassinata nel 535.

la targa posta dal Comune di Marta
in ricordo della Regina Amalasunta
  Qui' finisce la storia ed inizia la leggenda di Amalasunta, Regina dei Goti che secondo la pietà e la fantasia popolare dopo l'omicidio fu' messa a giacere e sepolta su una carrozza d'oro che nessuno fino ad oggi ha potuto rintracciare. Si dice inoltre che nei giorni di forte tramontana i pescatori del lago riescano ad udire le sue urla.