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domenica 9 luglio 2017

Artigianato e spettacoli nel Borgo di Pianiano. Comune di Cellere (VT).

Nei fine settimana di luglio, nel Borgo di Pianiano piccola e deliziosa frazione  nel Comune di Cellere, dalla mattina a notte inoltrata, si passeggia visitando gli stands degli artigiani, assistendo a concerti e spettacoli teatrali gustando magari un buo  bicchiere di vino.

veduta di Pianiano





















martedì 2 dicembre 2014

Domenico Tiburzi ed i suoi legami con l'Associazione Castrense.

Da uno scritto di Angelo La Bella pubblicato nel libro "Un aspetto del Risorgimento viterbese - L'Associazione Castrense del 1848 - 1849", emerge il legame che Domenico Tiburzi ed un gruppo di butteri e zappaterra ebbero con l'associazione. L'adesione si desume da un documento ufficiale che il comandante della gendarmeria generale di Viterbo inviò al Procuratore Fiscale il 16 gennaio 1867. Nel documento veniva proposto l'arresto e la perquisizione delle case degli indiziati nelle quali si riteneva che fossero nascoste armi e materiale rivoluzionario. 

foto by canino.info
Tutto  questo avveniva però  in un periodo segnato dalla guerra garibaldina, fatta di sconfinamenti, tumulti, scontri a fuoco e battaglie campali che distrassero le autorità dal perseguire il futuro brigante ed i suoi compagni di Cellere. Sembra  probabile, che a reclutare il gruppo, sia stato Francesco Mazzariggi, tra i fondatori dell'Associazione Castrense, che dopo l'Unità d'Italia divenne sindaco di Cellere e che alla sua morte donò tutti i suoi beni al popolo del suo paese. 
Domenico Tiburzi fu quindi, prima di compiere l'omicidio del guardiano dei Marchesi Guglielmi di Montalto il 24 ottobre 1867 che segnò il suo destino,  un patriota promulgatore degli ideali dell'Associazione Castrense. 

mercoledì 22 ottobre 2014

L'olio "Canino" eccellenza della Tuscia.

La  Tuscia in generale e la Maremma castrense in particolare, offrono a livello agroalimentare prodotti ottimi anche se, a parer mio, l'eccellenza è costituita dall'olio "Canino". L'olivo "Canino", che prende il nome dall'omonimo paese, è una pianta di grandi dimensioni, slanciata ,con una folta chioma  e presenta caratteristiche di  forte rusticità ed adattabilità  a diversi ambienti. Essendo una pianta autosterile deve essere supportato da altre varietà di olivo come Leccino, il Pendolino od il Frantoio.


L'olivo Canino è e una pianta da olio, che   produce frutti piccoli che a volte non raggiungono il grammo, dai quali si estrae un olio extravergine DOP con un'acidità massima dello 0,50% ed un colore verde smeraldo con riflessi dorati. L'odore è fruttato ed il sapore ha un retrogusto amaro e piccante con un aroma di cardo e carciofo.
La zona di produzione è definita dai territori che ricadono nei comuni di Canino, Arlena di Castro, Cellere, Ischia di Castro, Farnese, Tessennano ed in parte Montalto di Castro e Tuscania.
Nella zona fra Canino e Farnese operano diverse aziende e frantoi che producono questo ottimo olio e lo esportano ormai con successo  in gran parte d'Italia. L'olio Canino è sempre eccezionale ma io, in particolare, lo  preferisco a crudo nelle insalate e sulle bruschette in modo da poterne gustare al meglio  il sapore ed il gusto.










domenica 19 ottobre 2014

Il parco del Timone a Cellere (VT).

L'autunno e' il mese ideale per passeggiare nella natura della Maremma, ed il parco del Timone e' un luogo ideale dove trascorrere giornate all'aria aperta camminando lungo il corso del torrente o consumando un picnic nell'area attrezzata del parco.

la fontana che si trova appena entrati nel parco
area attrezzata che ospita anche le manifestazioni
organizzate dal Comune di Cellere 
L'area di circa 400 ettari, si trova a poca distanza dal centro abitato di Cellere e presenta una fitta vegetazione fatta di cerri, querce, aceri e castagni. Nel sottobosco crescono vari tipi di felci e nel periodo di fioritura si possono ammirare anche le orchidee spontanee tipiche di questi luoghi.

la valle del Timone
la cascata nei pressi della grotta del Tiburzi
il corso del Timone
 Lungo i sentieri che attraversano la macchia o seguono il corso del torrente, ci si imbatte nelle orme lasciate dai numerosi animali selvatici  che qui si rifugiano ( cinghiali, lepri, faine, ricci, istrici, lontre, poiane, civette barbagianni ).

uno scorcio del sentiero che costeggia
il torrente
 Camminando nella valle del Timone, si possono ammirare le grotte sfruttate  dai briganti, fra i quali il famoso Tibursi che proprio a Cellere ebbe i natali, per sfuggire alla caccia dei carabinieri  e dai pastori che le sfruttarono fino a pochi anni fa'.

la grotta del Tiburzi
interno della grotta
 Il parco del Timone e' quindi l'ideale per chi vuole passare una giornata a contatto con la natura senza però affrontare percorsi faticosi e difficili.

martedì 8 luglio 2014

Il mito di Domenico Tiburzi.

La storia del brigantaggio in Italia ha prodotto una quantità di libri, il cui successo è spesso dovuto  da un'attrazione ed immedisimazione tra il lettore ed il brigante, visto come una sorta di moderno Robin Hood che vendica le ingiustizie subite dai più deboli.
Anche il brigantaggio maremmano è stato spesso raccontato così, con una visione mitica se non addirittura romantica, a cominciare dai resoconti del viaggio europeo del Gran Tour, quando l'incontro con i briganti era considerato  un'avventura eccitante. Come spesso accade la realtà era completamente diversa e  nella maggior parte dei casi  i briganti altro non erano che dei crudeli taglieggiatori senza alcuna velleità politica o volontà di giustizia sociale.
In questo quadro una parziale eccezione è costituita dalla figura di Domenico Tiburzi che  nacque a Cellere, un piccolo borgo rurale  del viterbese nel 1836.

Cellere (VT)
Sposato con figli, manteneva la  famiglia lavorando come guardiano di bestie. Come quasi sempre accadeva, la magra paga di pastore veniva arrotondata cacciando di frodo e portando gli animali a pascolare dentro le terre nelle  altre tenute. Dopo essere stato più volte colto in fallo, alla fine,  uccise un guardiano della tenuta dei marchesi Guglielmi  e questo episodio segnò la svolta nella sua vita.  Venne processato e condannato a diciotto anni di prigione dalla quale  evase per iniziare  la sua carriera di latitante e di brigante. 
Domenico Tiburzi riuscì a sfuggire alla cattura per ben ventiquattro anni perchè si dimostrò più intelligente degli altri briganti. Si muoveva in un territorio che conosceva perfettamente e che lo favoriva, a contatto con una popolazione composta da braccianti stagionali, butteri, caprai, carbonai e vergai, che non solo lo temevano ma lo consideravano come  uno di loro.

il cadavere di Tiburzi esposto dopo la sua morte
Il Tiburzi volle costruire il suo mito imponendo sia tra gli altri briganti che tra  la popolazione maremmana l'immagine di un'autorità prestigiosa e feroce. 
Con pochi fidati compagni si muoveva continuamente taglieggiando i ricchi in maniera costante ma con discrezione, imponendo loro una sorta di pizzo che garantiva comunque la tranquillità dei possedimenti. La debolezza della forza pubblica, formata da pochi uomini demotivati e la latitanza delle istituzioni use alla pratica dell'"estatura" , oltre ad un territorio impenetrabile, costituirono le condizioni che  permisero la  nascita della leggenda del bandito "livellatore", colui che toglieva a chi aveva troppo per darlo ai più diseredati, l'uomo che sapeva essere spietato con i traditori ed al tempo stesso generoso quando distribuiva il chinino ai malati di malaria, pagava la dote alle ragazze o il dottore alle partorienti ed ai malati. 
Quando stanco e vecchio, tra il 23 ed il 24 ottobre 1896 venne ucciso da una pattuglia di carabinieri nei pressi di Capalbio , Domenico Tiburzi aveva comunque costruito il suo mito che continua ancora oggi.

tomba di Tiburzi a Capalbio
foto by piratidellafenice
Subito dopo la sua morte venne composta una canzonetta che diceva :
" Morto è l'intrepido forte leone
e il corpo esamine, giacente e spento, 
pur dopo morto mette spavento.
Nel volto pallido, barbuto e fiero, 
potevi scorgere il cavalliero,
potevi scorgere che quel brigante
aveva nobile, civil sembiante.