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domenica 23 luglio 2017

Latera. Memorie dal sottosuolo. Latera(VT).

In sinergia tra Simulabo, Banda del Racconto ed il Museo della terra di Latera, si e' svolta la passeggiata che ha attraversato la  storia del lavoro nelle miniere che ha  caretterizzato Latera fino alla fine degli anni cinquanta. 

la partenza dal Museo della terra

verso la chiesa di  S.Sebastiano

Il percorso iniziato dal museo, e' proseguito nella campagna con due soste che hanno ci hanno permesso di visitare le due chiese di campagna di S.Sebastiano e di S. Rocco, per arrivare poi ai piedi della piu' antica miniera di Latera.

Antonello Ricci, un ex minatore e Marco D'Aureli raccontano

la sosta a S.Rocco

la vecchia minira di zolfo

un vecchio magazzino per lo stoccaggio dei minerali
Durante la passeggiata Marco D'Aureli e Antonello Ricci hanno raccontato la storia e l'impatto che l'attivita" estrattiva ha avuto su questo territorio, dal suo inizio nel  XVI secolo fino alla disastrosa esperienza della centrale geotermica dell'ENEL negli anni 90.

Mauro e le sue storie di zolfo, fantasmi e vino

Gradevolissima anche la partecipazione degli abitanti del paese che hanno arricchito il racconto constorie di miniera, minatori, di santi e di fantasmi.


giovedì 11 dicembre 2014

L'Osteria , cuore pulsante della Latera di un tempo.

Latera era la porta che dallo Stato Pontificio portava in Maremma ed anticamente la zona più viva dell'intero abitato era quella situata nella parte bassa, all'inizio del borgo, che ancora conserva il nome di "Osteria". Li si trovava la locanda dove si fermavano forestieri e viaggiatori che andavano o tornavano dalla Maremma e dove andavano i paesani a bere un bicchiere di vino e a passare il tempo libero dai lavori nei campi.


L'Osteria, a fianco della chiesa di S.Pietro e subito prima dell'omonima porta, era di proprietà del comune e compariva già nello statuto del 1479 insieme alle disposizioni che venivano impartite all'oste che se ne aggiudicava l'affitto ed acquisiva il diritto di vendere il vino, di alloggiare e di amministrare il vitto si forestieri.
Il piano terra era composto da due grandi vani comunicanti tra loro che venivano usati come stalla per gli asini, i muli ed i cavalli dei forestieri ; al primo piano c'era la cucina, un vano per mangiare e due stanze per dormire. C'era poi un secondo piano dove si trovavano le cosiddette " stanze del Commissario" probabilmente riservate ai notai, commissari o personalità che arrivavano a Latera per questioni d'ufficio. Faceva parte dell"Osteria, ma fuori dalla Porta, un'area recintata che alloggiava il bestiame di passaggio o gli animali che le guardie trovavano a provocar danni nelle proprietà private.




Il periodo di maggior importanza per l'Osteria, iniziò a partire dal 1639, quando il duca Pietro Farnese istituì la Fiera di Merci e Bestiame e fece costruire nel 1646 una lunga vasca in muratura per abbeverare il bestiame, conosciuta ancora oggi come "Fontana del'Osteria".
Attualmente non esiste alcuna traccia ne' della porta ne' dell'Osteria ed al suo posto c'è' un edificio recentemente destinato dal comune all'ampliamento del Museo della terra.

sabato 10 maggio 2014

L'ottava rima.

Pubblico un brano tratto da "Quaderni 13" , Suoni, canti, rumori. Il paesaggio sonoro dei territori di Latera di Fulvia Caruso, ex Direttrice del Museo della Terra di Latera che tratta una delle tradizioni quasi perdute .

La poesia improvvisata.

Una tradizione antica che si è quasi persa nel territorio, ma che di recente e' stata recuperata ( almeno nella fruizione ) per iniziativa del Museo, e' quella dell'improvvisazione in ottava rima cantata.
È questa un'arte popolare dei contadini e pastori dell'Italia centrale, che cantano su una linea melodica  piuttosto scarna versi poetici in ottava rima composti in modo estemporaneo.

Incontro di poeti a braccio dei monti della Tolfa
( foto di www.viterbotv.eu )
 Un tempo numerosi e richiesti, dalla Lucchesia agli altopiani d'Abruzzo alle maremme tosco-laziale, i poeti a braccio che ancora resistono ( tra cui anche molti giovani ) rappresentano gli epigoni d'una tradizione unica, per durata e resistenza, nella storia della nostra letteratura. Un genere poetico che sopravvive nella tradizione orale e che attinge a piene mani ( anche se sempre meMuseo della Terra ) alla letteratura poetica scritta, soprattutto ai grandi poemi cavallereschi come L'Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata, ma anche alle Bucoliche e alla Pastoral Siringa. L'ottava rima cantata a piena voce nelle osterie, nelle frasche e nei contesti estivi e' poi sempre stata occasione di riflessione sulle vicende storiche e politiche della contemporaneità e sulle condizioni sociali e umane dei vari paesi.