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domenica 13 agosto 2017

Il solco dritto, un rito che dal paganesimo arriva ai nostri giorni. Valentano (VT).

All'alba del giorno di ferragosto, nella piana di Valentano, viene tracciato un solco, che dal paese sembra perdersi all"orizzonte.

foto tratta dal sito del Comune di Valentano
Il culto di origine etrusca, dedicato prima a Demetra e poi a Cerere, divinita' della terra e della fertilita',   rimanda al solco tracciato partendo dal volo degli uccelli, che serviva agli aruspici a prevedere, in base alla corretta tiratura del solco ed all'offerta alla dea di grano e vino, l'andamento dell'annata  agricola , la bontà o meno del raccolto ed  un propizio andamento nelle nascite.

la statua di Demetra rinvenuta nei pressi di Vetralla

Nel passaggio dal paganesimo al cristianesimo la festa e' stata conservata  ma associata al culto della Madonna Assunta in Cielo . Fino al 1977, come precedentemente accennato, la tiratura del solco ,lungo dai tre ai quattro chilometri, veniva effettuata con l'aratro tirato da una pariglia di buoi  e l'incarico veniva assegnato ogni anno da una famiglia contadina. Con la meccanizzazione dell'agricoltura e la progressiva sparizione di uomini capaci di assolvere tale compito, la tracciatura del solco era stata sospesa e la festa aveva mantenuto il solo aspetto religioso . 


l'ultimo solco tirato con i buoi dal film "Tira dritto e fa' bon solco"

 Il peso economico della celebrazione era inoltre cresciuto, con l'inserimento di rinfreschi, di bande musicali ed offerte alla chiesa e quindi nessuna famiglia era più stata in grado di assumersi l'onore di mantenere da sola questa tradizione. La cerimonia ripresa solo negli ultimi anni, ha subito comunque alcune modifiche, tra le quali un canto dedicato a Maria, la scritta nei campi dedicata alla Madonna con indicato  anno e  la classe degli officianti , ed inoltre  la figura dei Deputati, o Signori della festa,  non è' stata più  incarnata da un singolo o da un a famiglia, ma da un gruppo di abitanti di Valentano, in genere una contrada o una classe di nati nello stesso anno.

il tamburino accompagna gli autori del solco alla casa del
prete dove si conserva la statua dellaMadonna
La festa, la cui preparazione dura tutto un anno intero, parte all'alba della vigilia di Ferragosto, quando i responsabili della tiratura del solco si riuniscono e cominciano a segnare la scritta W Maria e la direzione del solco nei campi del Piano di Valentano. Ancora  oggi , anche se i buoi tracciano simbolicamente soltanto i primi metri del solco per poi essere sostituiti da un poderoso trattore, la festa mantiene intatto il suo fascino ed è fortemente sentita dalla popolazione di Valentano che anzi, la considera l'unica vera tradizione del paese.

mercoledì 23 aprile 2014

Il latifondo e la sua organizzazione.

Il latifondo, ( dal latino : latus, ampio e fundus, podere ) è un terreno agricolo di grandi dimensioni, solitamente mal coltivato ed adibito a colture estensive spesso alternate a pascolo. L'Ente Maremma, oggi Arsial, nel 1951, diede il via su mandato del  Ministero Agricoltura e Foreste all'espropriazione di vaste distese di terreno incolto nella Maremma tosco-laziale possedute come latifondo da poche nobili famiglie, e alla loro redistribuzione agli agricoltoiri, suddivise in lotti di terreno con annesso podere. 
Così Carlo Nanni descrive l'organizzazione del latifondo nel suo libro  Ischia di Castro , il vecchio e il nuovo.
Il grande latifondo, fino alla riforma agraria, rimase alla Selvicciola di proprietà del Principe Torlonia, nel Comune di Canino  ( dove era proprietario anche di Musignano ), a Castelfranco ( Conte Ciacci di Pitiglaino ), al Pianetto, e fuori Ischia a  Manciano e Montalto.
Il latifondo era diviso in tenute, masserie, fattorie, a loro volta suddivise fra contadini e mezzadri. Il padrone era rappresentato nella tenuta dal ministro, alle cui dipendenze erano i fattori, i massari i vergari, i capoccia , da cui a loro volta, dipendevano direttamente gli altri subalterni , attraverso tutta una serie di dipendenze gerarchiche. La cura delle pecore avevano nel vergaro il loro capo, sotto cui stavano garzoni e biscini. Sotto il fattore stavano i butteri, i bifolchi e tutti gli altri lavoranti. Il massaro era a capo del bestiame grosso ( cavalli, muli, asini, tori, vacche ) mentre il capoccia badava ai buoi aratori e da stalla. Il buttero, per lo più a cavallo, custodiva le mandrie di cavalli e buoi, i quali poi, dal bifolco erano adibiti ai lavori dei campi. Parallelamente si avevano i caprai e i porcai per le greggi di capre e porci che erravano per i  monti e le vallate vicino al Fiora.

butteri dell'800
foto by butterimonterano.it

Per i lavori della semina, della sarchiatura del grano, della raccolta del fieno e del grano si avevano le "compagnie" dei lavoranti, divisi in gruppi di uomini e donne sotto la sorveglianza del caporale e del caporaletto o della caporala.

la donna dei buoi
foto by antichimestieri.arsia.toscana.it

Le compagnie si formavano occasionalmente nel periodo dei lavori estivi, ma presso i grandi latifondi vi erano compagnie permanenti, occupate lungo tutto l'arco dell'anno nei più vari lavori dei campi.
Su tutta la tenuta si svolgeva l'azione di sorveglianza dei guardiani, cara ai padroni ma invisa ai dipendenti o ai liberi contadini.

contadini
foto by orbetello.mariotii.it